Ridurre l’impronta dei fertilizzanti

Ridurre l’impronta ecologica dei fertilizzanti agricoli: parte la sperimentazione e l’attività di ricerca che proprio in Emilia-Romagna ha la sua centralità. Questa sfida è possibile grazie all’intesa firmata dal Gruppo Hera con Yara Italia, impresa che con la sua casa madre norvegese è tra i player internazionali nella produzione di fertilizzanti azotati e complessi, e con Sapio, realtà nel campo dei gas tecnici e medicinali, per esplorare la possibilità di favorire la sostenibilità del settore agricolo impiegando l’idrogeno verde. In base all’accordo, Hera, Yara e Sapio avvieranno una serie congiunta di analisi e ricerche che, entro la fine dell’anno, verificheranno la fattibilità tecnologica, economica e normativa di un progetto di uso delle energie rinnovabili e sviluppo della filiera dell’idrogeno verde, che ne preveda la generazione, il trasporto e il successivo impiego per alimentare la produzione di fertilizzanti. In particolare, l’impianto sperimentale deputato alla generazione di idrogeno utilizzerebbe l’energia rinnovabile prodotta dal termovalorizzatore ferrarese di Hera, per produrre idrogeno dall’acqua e alimentare il vicino insediamento industriale di Yara Italia dedicato alla produzione dei fertilizzanti. Lo scouting delle tecnologie impiantistiche è in capo a Sapio, cui spettano anche verifiche ulteriori in ordine alle soluzioni tecniche con cui rifornire lo stabilimento di Yara. Le stime prevedono una capacità produttiva annua di 500 tonnellate di idrogeno verde. Per la sostenibilità del comparto agricolo Hera è impegnata già da tempo, ad esempio attraverso una gestione circolare e resiliente dell’acqua che contempla anche diversi progetti di rigenerazione della risorsa idrica e di riuso delle acque depurate.

«Lo sviluppo delle energie pulite – commenta Stefano Venier, amministratore delegato del Gruppo Hera – deve passare anche attraverso fasi di studio che, nello spirito sotteso a questo memorandum, consolidino le prospettive dei progetti più avanzati. È altrettanto importante, del resto, declinare tali progetti in modo concreto e sostenibile per rispondere alle necessità di settori come quello agricolo, che hanno ancora impatti ambientali importanti in termini di consumo delle risorse, dall’acqua all’energia».

Per il presidente del Gruppo Sapio e dell’associazione H2it, Alberto Dossi, «l’idrogeno è il futuro. E il futuro è adesso, siamo in un momento storico importante ed è altrettanto importante la collaborazione con aziende come Hera e Yara. Questo è un esempio di quanto la filiera nel nostro Paese sia pronta per consentire all’Italia di svolgere un ruolo centrale nella transizione energetica. Abbiamo un’anima industriale ed una scientifica grazie ai rapporti con le maggiori università e Centri di Ricerca. Per vincere la sfida della decarbonizzazione è giunto il momento di elaborare una Strategia nazionale dell’idrogeno, che consenta di raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati dal Ministero dello Sviluppo Economico che prevedono una penetrazione dell’idrogeno del 20% entro il 2050».

Prende il via nel Bolognese un progetto sperimentale, unico in Europa, per sperimentare nuove modalità di raccolta ecocompatibili dei Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, per avviare linee di preparazione per il loro riutilizzo e sviluppare sistemi di vendita di questi prodotti, rigenerati industrialmente e con funzionamento certificato, presso “corner verdi” dedicati posti all’interno dei piccoli negozi e grandi punti vendita di elettronica. L’iniziativa vede la partecipazione di Dismeco srl, società specializzata nel settore della valorizzazione e del trattamento dei Raee, insieme ad Hera, Aires-Confcommercio, Cna Bologna, Università di Bologna, Zero Waste Italy e realtà legate alla cooperazione sociale, intende approntare un nuovo progetto nel campo del riciclo e del riuso che potrebbe portare nel giro di 5 anni a incrementare sensibilmente l’occupazione nella Valle del Reno, presso la sede dell’ex cartiera di Lama di Reno (Bo).

«Un fatto molto importante per il territorio del nostro Appennino e coerente con il Patto per il Lavoro e per il Clima, dove l’economia circolare è uno degli elementi fondanti del posizionamento di questa Regione – ha commentato l’assessore allo Sviluppo Economico e Green Economy, Vincenzo Colla – Guardiamo con grande attenzione al tema del riciclo e del riuso e trovo molto interessante il progetto dei corner all’interno dei grandi gruppi commerciali. Si tratta di un programma industriale unico a livello europeo importante non solo per dare una risposta di mercato sociale e al reinserimento dei prodotti di scarto nella catena del valore, ma anche per intercettare e contrastare efficacemente il rischio di inquinamento per abbandono di rifiuti nell’ambiente».

«Affrontiamo questa sfida unitamente a partner di primissimo livello – ha detto il presidente di Dismeco, Claudio Tedeschi – certi del necessario e fondamentale supporto istituzionale a questa filiera industriale innovativa. Con l’implementazione di questo progetto, il territorio dell’Emilia-Romagna si pone al vertice delle politiche legate alla Green Economy, declinandole in maniera operativa e concreta, coniugandole con l’attenzione dovuta alle problematiche sociali e a quelle del lavoro».

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