Riconvertire le piattaforme in mare per realizzare un’oasi

Riconvertire le piattaforme metanifere offshore per trasformarle in veri e propri laboratori per applicazioni attinenti ai temi dell’“economia circolare” in mezzo al mare. È questo l’obiettivo di PlaCE. Un progetto sperimentale tutto particolare legato all’economia del mare e che vede protagonista l’Adriatico.

La struttura al centro della sperimentazione è Viviana, una piattaforma non più in esercizio al largo delle coste dell’Abruzzo, che ricade sotto la competenza del Distretto centro settentrionale di Eni. Qui si punta a testare due condizioni principali: creare un’oasi di biodiversità, e valorizzare le acque circostanti alla struttura realizzando soluzioni innovative di acquacoltura, per allevare mitili, ostriche e oloturie (meglio conosciute come i “cetrioli di mare”). Per raggiungere questo risultato è stato creato un gruppo di lavoro composto dall’università Politecnica delle Marche, dalla Stazione zoologica Anton Dohrn, dall’università di Napoli Federico II, dall’università della Campania Luigi Vanvitelli, dal Consorzio universitario nazionale per la Scienza e tecnologia dei materiali, dall’università di Bologna, dalla società Biosurvey e da Eni.

La piattaforma Viviana è a circa 10 km di distanza dalla riva e rappresenta il fulcro dell’intero progetto PlaCE: una sorta di “centro del mondo” dove si crea un habitat sommerso distintivo per la fauna e la flora marina. A spiegarlo a “Verde” è il professor Antonio Dell’Anno, ordinario in ecologia e sostenibilità ambientale del Politecnico delle Marche.

«La sperimentazione prevede l’allestimento di un impianto prototipale di cozze, ostriche e oloturie posizionati a più livelli lungo la colonna d’acqua: sono invertebrati che non necessitano dell’input addizionale di cibo – dice -. Durante il processo di formazione delle valve, ostriche e cozze, presenti nel livello sommitale in una sorta di gabbia sommersa, ‘fissano’ l’anidride carbonica disciolta in acqua. Al livello più basso, sul fondale, la struttura ospita le oloturie, che si alimentano degli escreti dei molluschi del livello superiore. Le oloturie sono abitanti del mare molto apprezzati nella tradizione culinaria orientale, e per questo sono a rischio di estinzione, con il conseguente blocco completo della loro pesca nel Mediterraneo».

Presso la piattaforma è prevista anche l’installazione di un modulo ad alta tecnologia digitale per svolgere le attività di controllo dei parametri chimico-fisici e biologici dell’acqua. Il modulo è alimentato a energia solare tramite dei pannelli installati sulla Viviana.

«Si tratta di un progetto di grande innovazione, che prevede tra l’altro l’applicazione della tecnica di accrescimento minerale, già sperimentata nelle barriere coralline degradate, e che permette, con corrente a bassissimo voltaggio, di far precipitare su delle strutture metalliche sommerse, del carbonato di calcio. Nell’arco di poco tempo queste strutture vengono rivestite di carbonato, creando le condizioni per ospitare diverse specie viventi, a beneficio della biodiversità», prosegue.

In futuro la prospettiva è quella di valorizzare i risultati di questa ricerca accademica in altre località.

«Eni è fortemente impegnata nella realizzazione di un vero e proprio parco marino tecnologico e scientifico al fine di preservare l’ecosistema che nel tempo si è naturalmente formato nell’area marina circostante le strutture offshore – spiega Andrea Alessi R&D Program manager wind and marine energy di Eni – Per questo, Eni ha scelto di partecipare al progetto PlaCE, coordinato dall’università Politecnica delle Marche e co-finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca, per la conversione di una piattaforma metanifera non più produttiva, situata di fronte alla costa abruzzese».

«L’iniziativa – continua Alessi – mira a testare per la prima volta a livello nazionale, tecnologie d’avanguardia e soluzioni per il riutilizzo eco-sostenibile di impianti offshore alla fine della loro fase produttiva e rientra negli ambiti della Blue Economy e della Circular Economy. Il progetto PlaCE rappresenta un’importante opportunità per contribuire alla crescita dei settori “blu”, promuovendo diversificazione e sinergie, migliorando attrattività, competitività e innovazione del territorio a livello regionale e nazionale».

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