Riconversione energetica: si discute il futuro delle risorse

Il futuro dell’energia e del Mediterraneo passa da Ravenna. Si apre oggi al Pala de André la Omc-Med Energy Conference, l’appuntamento che convoglia i protagonisti dello sviluppo energetico e che traccia un quadro sulle linee future. Nato nel 1993 come Offshore Mediterranean Conference and Exhibition, iniziativa della Camera di commercio di Ravenna, di Assomineraria e dell’Associazione Ravennate Operatori Oil & Gas, ora è alla sua quindicesima edizione. L’evento oggi coinvolge 300 delegati e 196 imprese.

Monica Spada, presidente di Omc-Med Energy Conference, qual è il senso di una conferenza mediterranea sull’energia? Cosa può rappresentare per Ravenna e per il Nord Adriatico?

«Quello del 28-30 settembre a Ravenna sarà il primo, importante appuntamento “in presenza” dopo la pandemia, durante il quale tutti gli attori del settore energetico potranno confrontarsi e portare a sintesi il dibattito che si sta svolgendo sulla transizione verso un futuro low carbon e crescita sostenibile. L’obiettivo è integrare le competenze, il knowhow e i contributi delle filiere, per dibattere e trovare insieme percorsi fattibili e concreti che coinvolgano tutti gli attori, operatori energetici e stakeholder, abbracciando tutte le forme di energia, tutte le leve di decarbonizzazione, le fonti rinnovabili e l’economia circolare, creando un luogo stabile di confronto fra tutti gli attori del mondo energetico a 360 gradi, istituzioni e stakeholder, al fine di favorire occasioni di scambio e collaborazione per garantire il futuro sviluppo del settore. È importante confermare questo appuntamento a Ravenna, un’area cruciale per il bacino mediterraneo, storicamente al centro del confronto energetico»

La pandemia di Covid-19 in che modo ha colpito il settore energetico? È stato minato il processo di riconversione ecologica?

«La pandemia ha accelerato la consapevolezza che la pressione sulle matrici ambientali porta a disequilibri dannosi. La crescita deve essere in equilibrio con l’ambiente, anzi deve integrare la sostenibilità come leva di crescita, come molti ambiti del settore energetico e manifatturiero hanno già fatto.D’altro canto la transizione deve essere equa ed inclusiva e garantire la crescita anche nei Paesi in via di sviluppo, dove circa 785 milioni di persone non hanno ancora accesso a fonti di energia, secondo la IEA. Pertanto la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità economica delle fonti e la loro affidabilità. Per questo la sfida che abbiamo di fronte, con rinnovata consapevolezza sulla sua urgenza, non è di immediata soluzione e richiede la collaborazione dei settori per trovare e testare i diversi percorsi che porteranno alle soluzioni più efficaci attraverso modelli di business innovativi. C’è ovunque una forte accelerazione su questo fronte, basti pensare all’Europarlamento, che ha dato il via libera pacchetto climatico, noto come ‘Fit for 55’ e il G20 ha ribadito il patto per la transizione. Inoltre, a novembre avremo la Conferenza 2021 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la COP26 di Glasgow, le cui ambizioni sono decisive per il raggiungimento dei net zero target entro il 2050».

Il Mediterraneo, pur rappresentando solo l’1,5% della superficie del pianeta, è una delle zone a maggior impatto antropico. Può essere al centro di un diverso modello di sostenibilità energetica? Quali possono essere le chiavi dello sviluppo futuro?

«Il Mediterraneo è storicamente un ambiente cruciale per i rapporti fra il nord e il sud del mondo. Il gap che tuttora esiste fra le due aree può diventare una leva di sviluppo per ridisegnare gli equilibri dell’intera regione. Per riuscirci, è indispensabile ripensare insieme il settore, affinché concili la resilienza di breve e la sostenibilità economica ed ambientale di lungo periodo, garantendo un futuro di crescita del settore che può diventare un esempio virtuoso a livello globale. L’obiettivo è integrare le competenze, il know how e i contributi delle filiere, per dibattere e trovare insieme percorsi fattibili e concreti che coinvolgano tutti gli attori, gli operatori energetici e gli stakeholder: abbracciando tutte le forme di energia, tutte le leve di decarbonizzazione, le fonti rinnovabili e l’economia circolare».

Il programma internazionale di Omc lascia intendere proprio come il Mediterraneo sia visto come un’area profondamente interconnessa. È così anche sul settore energetico? O ci sono differenze radicali anche sull’uso di energie più sostenibili?

«Il Mediterraneo è un’area fortemente connessa. Nasce infatti in epoca romana come un’unica regione e tutt’oggi si sostiene attraverso flussi di beni.Questo è vero anche da un punto di vista energetico. Pensiamo alle forniture di gas libico o algerino o all’export di olio. In realtà la cooperazione tra il nord e il sud del Mediterraneo potrebbe essere amplificata, nell’ottica di chiudere i gap economici ed energetici della regione, puntando alla sostenibilità come chiave di sviluppo. Il Nord Africa ha un enorme potenziale di risorse energetiche tra cui solare ed eolico ma solo il 5% del suo energy mix viene dalle rinnovabili. Per questo una più ampia cooperazione potrebbe aiutare allo sviluppo di risorse convenzionali, quali il gas (fonte ponte, in attesa che lo sviluppo delle rinnovabili raggiunga una certa stabilità produttiva) e risorse rinnovabili per supportare lo sviluppo locale e favorire la diversificazione dei flussi di energia in Europa. OMC- Med energy conference vuole investigare questa potenziale alleanza, quella tra il nord e il sud del Mediterraneo con l’obiettivo di discutere della possibile creazione di un energy transition hub nella regione».

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