Un filmato di una decina di secondi appena, inviato via Facebook da una ragazzina alquanto disinibita di fronte alla webcam. L’aveva ricevuto via social un faentino di 19 anni, il quale l’aveva custodito nel suo computer; ma il fatto che la giovane – calabrese, appena 15enne – fosse consenziente, non è bastato a risparmiare al ragazzo la denuncia per detenzione di materiale pedopornografico. È così finito a processo assieme ad altri quattro utenti sparsi per l’Italia, destinatari a loro volta della stessa esibizione a luci rosse, per i quali sono stati avviati altrettanti procedimenti penali a Firenze, Grosseto e in un altro tribunale del Lazio. L’unico romagnolo era appunto il 19enne, ignaro tra l’altro di non essere l’unico contatto facebook al quale l’adolescente aveva affidato quei pochi secondi di intimità. Per lui, nei giorni scorsi, la vicenda processuale è arrivata a conclusione davanti al giudice monocratico Cecilia Calandra.
Difeso dall’avvocato Giuseppe Lenzini, ha portato a termine la messa alla prova arrivando così a estinguere il reato.

La vicenda risale al 2016, quando cioè la 15enne si era filmata senza vestiti, mostrando in maniera esplicita le sue nudità e lasciandosi andare con gli ammiccamenti. Quelle immagini aveva deciso di inviarle ad alcuni ragazzi con i quali era in contatto. Finché i genitori, evidentemente spulciando tra le conversazioni della figlia sul social network, hanno scoperto tutto, facendo partire le denunce.
A quel punto la polizia postale ha intercettato gli indirizzi dei computer, identificando gli utenti. E quando sono arrivati a casa del 19enne hanno naturalmente trovato il filmato. Il processo, incardinato per competenza presso la procura distrettuale antimafia di Bologna, è infine arrivato a Ravenna, dove si è concluso per l’imputato con i servizi socialmente utili e una somma risarcitoria elargita alla ragazzina

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