«Quell’area non è un rimessaggio per piccole imbarcazioni, ma la sede di un’associazione sportiva che conta 135 soci». La porzione di terreno al centro del progetto del nuovo scarico a mare del Rio Costa è di proprietà del Centro velico Città di Riccione.
A sostenerlo è lo stesso Circolo velico, che spiega di aver acquisito la proprietà e l’uso delle aree a fine settembre 2025, pochi mesi prima dell’avvio dell’iter per il nuovo tracciato del canale e del piano degli espropri collegato all’intervento. È uno dei nodi del progetto per modificare il tratto terminale del Rio Costa, il canale consorziale che raccoglie le acque piovane della zona sud della città e scarica a mare tra viale Torino e l’arenile.
Il presidente del Centro velico Città di Riccione, Ugo Onorato, non solo contesta la definizione: «L’area non è una semplice rimessa di piccole imbarcazioni - dice - ma la sede di un’associazione sportiva dilettantistica che vanta oltre 35 anni di attività». Circolo che ospita 81 natanti di proprietà privata e dispone di 20 imbarcazioni dedicate alla scuola vela, da cui negli ultimi anni è nata anche una squadra giovanile impegnata nelle competizioni. «Questi numeri - aggiunge Onorato - sono frutto dell’impegno dei soci che, a fine settembre 2025, hanno permesso di acquisire la proprietà e l’uso delle aree interessate dal progetto».
Nella stessa zona insiste anche il ristorante Allotria, la cui vicenda s’intreccia con quella del canale. Il titolare Claudio Rastelli racconta che di un progetto edilizio partito nel 2016, quando, per adeguarsi al piano dell’arenile, era prevista la demolizione del locale con arretramento della nuova costruzione. «Per rispettare il piano dell’arenile abbiamo dovuto riorganizzare la spiaggia e acquistato terreni per spostare il ristorante che resterà comunque nei pressi dell’attuale attività».
Il progetto si sarebbe poi scontrato con la presenza del Rio Costa tombinato che attraversa l’area. «Sotto quella zona passa il canale che raccoglie le acque piovane della parte sud della città - racconta Rastelli - e ci siamo trovati in una situazione paradossale: prima l’obbligo di adeguare la struttura e poi l’impossibilità di realizzare il progetto». Il nodo tecnico riguarda l’ultimo tratto del corso d’acqua, dove il Rio Costa compie una curva a novanta gradi prima di scaricare a mare.
Il progetto comunale nasce proprio per correggere questa criticità idraulica e prevede lo spostamento del tratto terminale e la realizzazione di una nuova tombinatura più ampia, con un investimento di circa 300mila euro.
La vicenda, però, ora è finita davanti al Tribunale superiore delle acque pubbliche, dove è stato presentato un ricorso che chiede l’annullamento degli atti comunali legati al progetto, compresi il piano espropri e la variante urbanistica. Il Comune di Riccione ha deliberato di costituirsi in giudizio per difendere la legittimità del procedimento.