Riccione, il cuore si ferma, 19enne crolla: il bagnino esce di casa in pigiama e gli salva la vita

Una vita sospesa nel buio di una notte d’estate, e poi riportata indietro grazie a una sequenza di gesti rapidi, istintivi, coordinati senza che ci fosse il tempo di pensarci davvero. È successo giovedì sera, verso le 23, tra i viali Tasso e Palestrina, a Riccione, dove un ragazzo di 19 anni si è improvvisamente accasciato al suolo per un arresto cardiaco, cadendo in avanti e battendo il volto sull’asfalto.

A intervenire è stato Alberto Di Luigi, gestore del bagno 93-94 Batarra Settimio di Riccione, svegliato di corsa da sua figlia Elisa, che aveva visto la scena dal terrazzo di casa. «Mi ha chiamato dicendo che c’era un ragazzo a terra e che dovevo scendere subito», racconta. Alberto era già a letto. In pochi secondi è in strada.

Nel frattempo la vicina di casa Letizia ha già allertato il 118 e resta in contatto con la centrale operativa, seguendo passo dopo passo le indicazioni dei sanitari in attesa dei soccorsi.

Quei minuti sospesi

«Quando sono arrivato ho capito che non c’era tempo da perdere», dice Alberto. Il ragazzo è a terra, incosciente. Inizia subito il massaggio cardiaco.

Sono minuti lunghi, sospesi. Poi un segnale, piccolo ma decisivo: il cuore riprende a battere. «Per un attimo ha reagito, sembrava potesse farcela. Poi però è crollato di nuovo». Alberto continua senza interrompersi, mentre Letizia resta al telefono con il 118 e trasmette ogni indicazione.

Poco dopo arrivano ambulanza e auto medica. I sanitari intervengono con il defibrillatore e proseguono le manovre di rianimazione fino alla stabilizzazione. Il ragazzo viene poi trasportato d’urgenza all’ospedale di Rimini, dove viene indotto il coma farmacologico.

L’appello della madre

Solo il giorno dopo, attraverso un passaparola nato sui social, Alberto scopre la storia di quel ragazzo, turista torinese giunto alla Perla Verde probabilmente per un torneo di ping-pong. La madre lo aveva cercato per ore, finché non è riuscita a rintracciare chi aveva soccorso suo figlio. La telefonata che ne è seguita ha spazzato via tutta la tensione accumulata. «La mamma mi ha chiamato ed era sopraffatta dalla gratitudine, non smetteva di ringraziarmi», dice Alberto, ancora emozionato. «Mi ha spiegato che il figlio convive con una patologia cardiaca, una cosa di cui non potevamo sapere nulla in quel momento. Mi ha poi dato la notizia più bella: è fuori pericolo e si sta riprendendo. Mi ha detto che ci tengono tantissimo a conoscermi, ma le ho risposto di stare tranquilli: non c’è nessuna fretta. Appena il ragazzo si sentirà in forze, sarò io ad andare a trovarlo. Mi basta sapere che, dopo quella notte, quel cuore ha ricominciato a battere».

Poi si concede un attimo di silenzio, prima di aggiungere: «Ma non è solo merito mio. È stato un lavoro di squadra: Elisa che ha visto per prima e mi ha chiamato, e Letizia che è rimasta al telefono con il 118. Ognuno al proprio posto, senza esitazione, quando serviva davvero».

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