Riccione, Claudio Santini dà l’addio al ristorante Diana dopo 26 anni: “Viale Ceccarini ha perso la sua identità”

Riccione

Dopo 26 anni si chiude la gestione di Claudio Santini al ristorante Diana di viale Ceccarini. Ma la storia dell’insegna è molto più lunga: il locale affonda le radici nel 1950, quando venne fondato da Muccioli e si affermò fra le prime pizzerie di Riccione e della Riviera.

Santini, morcianese di origine e riccionese d’adozione, lo ha guidato per più di un quarto di secolo.

L’annuncio arriva con un lungo post via social, che al saluto ai clienti unisce una presa di posizione sul presente della città. «Dopo 26 anni, per noi è arrivato il momento di chiudere le porte» scrive Claudio insieme allo staff. «Dentro questo locale non ci sono stati soltanto tavoli, piatti e servizio. Ci sono 26 anni di lavoro, sacrifici, soddisfazioni, incontri e amicizie».

Il passaggio più netto però riguarda viale Ceccarini, il “salotto” nel quale il Diana ha costruito parte della propria storia recente. «Siamo orgogliosi di aver fatto parte di quella Riccione che per tanti anni è stata sinonimo di accoglienza, eleganza, turismo e qualità». Poi però il tono cambia: «Un salotto, per rimanere tale, va curato. Va tutelato. Va fatto vivere».

Secondo Santini, invece, negli ultimi anni sono cambiate la frequentazione della città e le condizioni per le imprese. «È cambiato il turismo, è cambiata la frequentazione della città e sono diventate sempre più difficili le condizioni per quelle imprese che, per decenni, hanno investito, creato lavoro e contribuito a costruire l’immagine di Riccione». Una situazione che, sottolinea, non può essere liquidata come «il segno dei tempi».

Da qui il richiamo alla programmazione turistica: «Le imprese vanno ascoltate e sostenute. Una destinazione turistica va governata con una visione precisa, scegliendo quale turismo attrarre e quale identità costruire e difendere». La chiusura arriva mentre viale Ceccarini attraversa una nuova fase di trasformazione, tra cantieri, cessioni e cambi di insegna. È in questo contesto che Santini inserisce il proprio addio: «Quando attività storiche abbassano le serrande una dopo l’altra, forse qualche domanda è giusto farsela. Noi ce la siamo fatta».

Il saluto finale torna ai 26 anni della gestione: «Oggi salutiamo con amarezza una Riccione molto diversa da quella nella quale abbiamo iniziato», con l’auspicio che «chi ha la responsabilità di immaginare il suo futuro torni ad ascoltare chi questa città l’ha fatta vivere ogni giorno, stagione dopo stagione».

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