Il video delle vetrine spente di viale Ceccarini accende la polemica sulla reputazione di Riccione. Le immagini diffuse da Luciano Colono, titolare del Victor e dell’osteria romana Aò, raccolgono migliaia di visualizzazioni. Al centro delle reazioni, il rischio che la denuncia delle difficoltà commerciali penalizzi anche chi continua a lavorare. Ma arriva anche dalla politica il richiamo: discutere i toni non può far passare in secondo piano i problemi delle imprese.
Riccione, caso vetrine spente in viale Ceccarini: “Ora basta sacrifici per i commercianti”
L’appello alla fiducia
Forza Italia riconosce una situazione complessa, aggravata dai disagi della riqualificazione, ma invita alla responsabilità. «Riccione ha bisogno di fiducia, non di ulteriori messaggi di sfiducia», afferma Alessandro Bartorelli, responsabile comunicazione per la provincia di Rimini. La solidarietà va a chi alza la serranda, investe e affronta sacrifici. Denunciare le criticità e chiedere risposte al Comune, sostiene, non deve significare trasmettere «un’immagine di una città destinata a morire». Da qui l’appello a istituzioni, associazioni e imprenditori perché lavorino insieme.
Stefano Paolini, capogruppo di FdI, considera quella del filmato una rappresentazione «scomposta», capace di proiettare all’esterno un’immagine negativa della città. Non ne respinge però il contenuto: «È un video che dice la verità». Il punto, per Paolini, resta la durata dell’intervento: «Il viale è in fase di lavorazione da troppo tempo».
Il disagio dei commercianti
Giulio Mignani distingue tra reputazione e condizioni delle attività: «Non possiamo confondere il danno d’immagine con i problemi reali». Contesta la programmazione dei cantieri e chiede una visione complessiva del centro, da attuare per fasi. Parla da titolare di un’attività affacciata sui lavori: lamenta pochi operai e giornate senza avanzamenti, temendo ripercussioni sul Natale e sulla prossima stagione. «Non si può chiedere ai commercianti di sostenere sacrifici senza fare tutto il possibile per ridurli».
Più generale la riflessione dell’ex sindaco Pd Daniele Imola, che individua negli affitti «una voce di bilancio da tempo non più sostenibile», accanto a oneri crescenti e concorrenza online. Propone società promosse dai commercianti per acquistare gli immobili e garantire canoni bassi. Cita un’esperienza conosciuta a Barcellona e sollecita le associazioni di categoria, accusate di non essersi mosse su questo terreno. Per Imola, unire le forze con il sostegno delle amministrazioni darebbe solidità alle imprese e maggiori possibilità di investire in promozione ed eventi.