Battaglie a colpi di scritte in Consiglio comunale a Riccione. Dopo le magliette indossate con la scritta “L’Italia agli italiani” il 18 giugno - quando alcuni consiglieri di minoranza avevano una t-shirt a sostegno dei due studenti del liceo Monti di Cesena per il caso dello striscione appeso a scuola - la seduta di martedì ha visto gli esponenti di maggioranza esporre il cartello con scritto “Un disagio psichico si cura, non si fa morire. Giustizia per Fakir” in riferimento alla vicenda di Bologna con la morte del 42enne di origine marocchina durante un intervento delle forze dell’ordine.
Un collegamento che ha fatto insorgere l’Usic, l’Unione sindacale italiana carabinieri, che in una nota ha stigmatizzato l’episodio.
“Chi siede sui banchi di un Consiglio comunale non può trasformare un’aula istituzionale in un tribunale politico né utilizzare il proprio ruolo per anticipare sentenze, indicare colpevoli e alimentare sospetti prima che la magistratura abbia concluso le indagini - si legge -. L’esibizione di cartelli accusatori sulla morte di Fakir rappresenta un gesto grave e irresponsabile. Non è libertà di espressione, ma una precisa scelta politica che delegittima le forze dell’ordine, condiziona l’opinione pubblica e calpesta il principio fondamentale secondo cui nessuno può essere considerato colpevole prima di una sentenza. Chi ricopre un incarico pubblico dovrebbe conoscere il peso delle parole e dei simboli utilizzati nelle sedi istituzionali. Alimentare accuse sommarie contro Carabinieri e Poliziotti significa contribuire a creare un clima di ostilità verso donne e uomini che ogni giorno garantiscono sicurezza e legalità. Non accetteremo che Carabinieri e Poliziotti vengano utilizzati come bersagli di campagne politiche costruite sulla suggestione e sul pregiudizio. Le aule consiliari devono essere luoghi di confronto e rispetto, non palcoscenici per processi sommari. Condanniamo con fermezza questa deriva e chiediamo che la politica torni a rispettare la separazione dei poteri, la presunzione di innocenza e il lavoro della magistratura. La verità si accerta nei tribunali, non attraverso cartelli esibiti per ottenere visibilità” concludono Giuseppe Carluccio, segretario generale regionale dell’Usic, e Laura Casonato, segretaria provinciale di Rimini della Uil Polizia.