Era accusato di aver trascinato e chiuso a chiave un 12enne per qualche minuto in una cabina del suo stabilimento balneare e di aver provocato lesioni anche ad altri due coetanei, tutti riccionesi e figli di appartenenti alle forze dell’ordine. Ma l’accusa di sequestro di persona aggravato non ha retto davanti al gup. Il giudice dell’udienza preliminare Raffaella Ceccarelli ha così assolto da quel capo di imputazione il titolare del bagno, un 63enne di Riccione, condannandolo invece a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per le lesioni certificate dai referti del Pronto soccorso. Il pm per lui aveva chiesto invece nove mesi di carcere. Nel corso della vicenda giudiziaria l’uomo, difeso dall’avvocato Enrico Graziosi del foro di Rimini, ha inoltre scelto di risarcire volontariamente le famiglie dei minori, costituitesi parti civili e tutelate dall’avvocato Carlo Benini del foro di Ravenna, versando complessivamente 7mila euro a fronte di una loro richiesta complessiva di 180mila euro. Risarcimento considerato però dal giudice definitivo e sufficiente per i danni cagionati.
Riccione, bagnino chiude 12enne dentro la cabina: accusato di sequestro di persona, viene assolto
La vicenda
Il fatto risale al 25 agosto 2024, in un bagno della zona sud di Riccione. Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane, all’epoca dei fatti 12enne, sarebbe stato chiuso a chiave all’interno della cabina dal titolare dello stabilimento per un periodo di circa 5-10 minuti. Sempre secondo l’accusa, durante l’accaduto il ragazzino sarebbe stato afferrato dal 63enne prima per un braccio e poi per il collo e trascinato con forza all’interno della struttura. Per lui contusioni multiple al volto, al collo e alla spalla destra, guaribili in 15 giorni. L’uomo avrebbe poi tentato di trattenere un altro 12enne mentre tentava di divincolarsi, provocandone la caduta a terra e causandogli ferite agli arti e al tronco, con una prognosi di 15 giorni. Il terzo minore, invece, sarebbe stato colpito dal 63enne con un pugno allo sterno, tanto da riportare lesioni con una prognosi di 15 giorni.
La difesa dell’uomo
Dopo la denuncia, il procedimento è poi arrivato davanti al gup del Tribunale di Rimini, Raffaella Ceccarelli, dove il legale del 63enne ha portato le prove raccolte durante le indagini difensive. L’uomo si è comunque sempre dichiarato estraneo ai fatti a lui contestati, ammettendo di non aver mai picchiato nessuno dei tre ragazzini. Secondo la sua versione, quel giorno, mentre cenava con la madre anziana, i giovani sarebbero arrivati in spiaggia iniziando a fare confusione, lanciando sabbia e secchiate d’acqua. A quel punto il titolare, una volta riconosciuti i minori, si sarebbe limitato a rimproverare aspramente i giovani per poi cercare di fermarli prendendoli per la maglietta senza però alzare le mani. «Se davvero avessi picchiato e chiuso a chiave nella cabina i figli di appartenenti alle forze dell’ordine sarei da mettere in un ospedale psichiatrico», avrebbe detto il 63enne al giudice.
Nel corso di una delle udienze era stata affrontata anche una questione relativa ad alcune dichiarazioni attribuite all’imputato e riportate dalla polizia giudiziaria in un’annotazione di servizio. Il giudice aveva disposto l’espunzione dalle annotazioni delle dichiarazioni riferibili al 63enne, rilevando che non risultavano verbalizzate né sottoscritte dall’uomo, mantenendo invece agli atti l’annotazione di servizio.