Questa mattina, martedì 28 luglio, i militari della Guardia di Finanza di Rimini, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso dal Pubblico Ministero, su immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore complessivo di 29 milioni di euro. Contestualmente sono state eseguite perquisizioni nelle province di Rimini, Milano, Monza-Brianza e Bari. Sei le persone indagate per plurimi reati di bancarotta fraudolenta, tra queste, un imprenditore formalmente residente a Cuba ma domiciliato a Riccione, ritenuto il “dominus” dell’intera operazione.
Bancarotta fraudolenta orchestrata da un riccionese residente a Cuba: 6 indagati, sequestri per 29 milioni
Un fallimento sospetto e i contratti d’affitto d’azienda
Le indagini - scaturite a seguito del fallimento dichiarato dopo il rigetto di un Concordato Preventivo, di una società con sede a Riccione, proprietaria di un rilevante compendio aziendale e immobiliare a destinazione turistico-ricettiva - hanno consentito di ricostruire e un complesso sistema fraudolento finalizzato alla sottrazione degli immobili alla procedura, mediante il ricorso a contratti di affitto d’azienda stipulati con società amministrate da soggetti prestanome, le cosiddette “teste di legno”, riconducibili al reale “dominus” dell’intero intreccio societario.
Secondo l’ipotesi accusatoria, tali società per anni hanno omesso il pagamento dei canoni di locazione dovuti alla società proprietaria, determinandone l’insolvenza ed il successivo fallimento. Inoltre, nonostante l’assenza di qualsiasi titolo legittimante, il compendio non è stato mai riconsegnato alla società proprietaria né, successivamente alla dichiarazione di fallimento, alla Curatela Fallimentare, continuando ad essere detenuto e gestito abusivamente, tramite la stipula di ulteriori contratti di subaffitto d’azienda fittizi. È infatti emerso che, nonostante la revoca delle licenze, la gestione commerciale delle strutture è proseguita senza soluzione di continuità, arrecando danno sia alla procedura fallimentare, che all’Erario, atteso che gli incassi sarebbero stati effettuati prevalentemente “in nero”.