Con la scomparsa di Gino Paoli, l’Italia perde il patriarca della canzone d’autore, l’uomo che ha “messo a terra” la musica italiana trasformandola in confessione, poesia e verità quotidiana. Ma Riccione perde molto di più: perde un amico sincero, un ospite assiduo e un artista che ha saputo leggere l’anima della città. L’Amministrazione comunale di Riccione in una nota, a nome di tutta la cittadinanza, “si stringe in un abbraccio commosso alla moglie Paola Penzo e ai figli, ricordando un gigante che ha più volte scelto la nostra città come teatro di vita e di parole.”
“Riccione - continua la nota - custodisce frammenti di questa storia rivoluzionaria. Impossibile dimenticare il luglio 2008, quando in un piazzale Roma stracolmo, Paoli arrivò quasi in sordina, “meditabondo” e magnetico, per unirsi a Ornella Vanoni. Resta scolpito nella memoria il dettaglio di Ornella che si leva le scarpe di vernice rosa, deponendole “civette” in un angolo del palco, per cantare a piedi nudi nella brezza marina. In quel clima di confidenza assoluta, la Vanoni lo stuzzicò: “Visto che tu te ne intendi, sai dirci chi sono le donne?”. La risposta di Gino, un laconico e spiazzante “Boh?”, fu il preludio a un’esecuzione di Senza fine e Una lunga storia d’amore che fece piangere e sognare intere generazioni”.
Il legame è stato così stretto che l’Amministrazione ha voluto intitolare proprio “Senza fine” la rassegna culturale nata in suo onore. Nel luglio 2024, proprio per inaugurare il ciclo di incontri, Paoli tornò a Riccione con l’energia di chi ha ancora “cinque nuove canzoni” da scrivere. In quell’occasione, insieme all’amico di sempre Oscar Del Bianco e a Rudy Zerbi, il “supervissuto” della musica italiana accettò di scattare il suo primo, storico selfie con la folla di piazzale Ceccarini alle spalle. Ci lasciò con il suo ultimo testamento spirituale: “Il primo giorno del resto della mia vita, ogni giorno è un primo giorno”.
Dalla rassegna Parole tra noi nel 2013 al Concerto degli Auguri del 2017 con Danilo Rea, fino alle riflessioni sulla libertà — definita a Riccione come “una fatica immensa, ma che io amo” — Paoli ha sempre rivendicato il diritto di essere se stesso, fuori dagli schemi e dalle mode. Dalla malinconia balneare di Sapore di sale (arrangiata da Morricone e divenuta il primo vero tormentone estivo della storia) alla saggezza di Quattro amici al bar, Gino ha cantato il mare e l’amicizia con una sincerità che non faceva sconti.
“Gino non era un monumento lontano, era parte del nostro paesaggio emotivo - conclude l’Amministrazione - lo ricorderemo sempre così: con gli occhiali da sole d’ordinanza, lo sguardo accigliato che nascondeva un cuore immenso e quella capacità di farci sentire, ogni volta, come se fossimo tutti dentro a quel cielo in una stanza. La sua storia a Riccione non finisce oggi; resterà, appunto, senza fine”.