Riccione. Turista caricata e ferita da capriolo al parco

Turista caricata da un capriolo, viene ferita mentre passeggia in un parco. «Cinque punti di sutura, l’antitetanica e una settimana di antibiotico: la mia vacanza nella Perla finisce 10 giorni prima del previsto», commenta così la sua disavventura la villeggiante modenese di una cinquantina d’anni che frequenta la città da un quarto di secolo, innamorata della Riviera al punto da acquistare qui la seconda casa dove trascorre tre mesi l’anno.

La vicenda

L’episodio si è verificato ieri mattina verso le 6.30 nel parco adiacente il cimitero vecchio. «È la mia passeggiata quotidiana con quattro amiche e cani al seguito. Mai avuto problemi: è una zona frequentata quanto un’autostrada», commenta. Tutto come al solito anche ieri, tra risate e confidenze, finché sulla destra del gruppetto si materializza un capriolo. «Non l’abbiamo sentito arrivare ma ci ha conquistate subito con i suoi occhioni languidi – racconta – fermo restando che nessuna si è azzardata ad avvicinarlo, né tantomeno a toccarlo», mette in chiaro, ribadendo che frequentano la montagna sin da piccole e ne conoscono le regole. Limitandosi dunque a qualche scatto col cellulare riprendono la camminata seguite dall’animale «in apparenza tranquillo» e decidono di allertare la Polizia locale, preoccupate per la sua incolumità, data la vicinanza dell’area alla Statale. È a quel punto che qualcosa va storto: i cani entrano in tensione e abbaiano a più riprese contro la bestiola che, innervosita, gira intorno e carica a testa bassa, puntando le donne in cima al gruppo. Prese dal panico tutte strillano, dandosi alla fuga, lasciando scoperta l’ultima della fila.

«A nulla è valso protendere avanti il braccio, piazzandomi davanti alla mia Jack Russell», racconta la donna. È un attimo. Il capriolo carica di nuovo e s’avventa contro di lei, mentre una delle corna affonda nella mano destra, poco sotto le nocche.

«Ho avuto la prontezza di afferrare la cagnolina e scappare, seppur sanguinante e dolorante. Quando ho trovato il coraggio di voltarmi, lui era là che ci guardava, difendendo il suo territorio». Medicata e “ricucita” al Pronto soccorso, chiede che non venga fatto nulla di male all’esemplare. «Consentiamogli una vita in compagnia dei suoi simili», è l’accorato appello che lancia.

Il consiglio degli esperti

Intanto dal Centro recupero animali selvatici di Rimini invitano a evitare “l’effetto Bambi”. Tradotto in soldoni significa: «Lasciatelo tranquillo. Non è un cucciolo, e non è un animale in difficoltà ma un maschio adulto, indipendente e territoriale. Persino recuperarlo – fanno presente – sarebbe un’operazione complicata». Tanto più che «al netto delle cause, in molte zone antropizzate risulta una sempre maggiore concentrazione di ungulati, specie in determinati periodo dell’anno», concludono tout court.

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