Riccione. Trampolines in regola, sentenza del Consiglio di Stato

RICCIONE. La costruzione del nuovo Trampolines e della struttura ricettiva che si trova sopra il locale, è regolare. Lo ha stabilito la sentenza del Consiglio di Stato arrivata ieri dopo una battaglia legale di oltre 13 anni.

Il caso

La vicenda, molto complessa, si protrae per vie legali dal 13 novembre 2009. Al centro del contendere i permessi rilasciati dall’ufficio Edilizia del Comune, per la ricostruzione del Trampolines che da storico ristorante-pizzeria ha aggiunto al locale un hotel di lusso nei piani sovrastanti. Lavori effettuati con il permesso rilasciato nel rispetto del Rue in vigore, quando in municipio sedeva come primo cittadino Daniele Imola.

A far scattare l’inchiesta era stata proprio l’attuale sindaca Renata Tosi, all’epoca della denuncia seduta sui banchi dell’opposizione, che aveva sostenuto che il Trampolines era risorto con 800 metri cubi di troppo.

L’ufficio Urbanistica del Comune scriveva però di non poter annullare il permesso di costruire della società Trampolines, pur riconoscendone l’illegittimità derivata da un calcolo errato dei volumi realizzabili, dal mancato rispetto delle distanze e dal mancato soddisfacimento degli standard dei parcheggi privati. Nonostante questo, il responsabile della pratica diede l’ok all’esecuzione dei lavori, tanto da innescare una lunga serie di ricorsi al Tribunale amministrativo dell’Emilia Romagna oltre che un ricorso straordinario al Capo dello Stato.

La stessa amministrazione del sindaco Pironi, una volta subentrata a Imola, aveva fatto scattare una raffica di controlli per capire se c’erano state, o meno delle irregolarità.

Il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato «ritiene che l’appello del Trampolines sia fondato e debba essere accolto». Alla base di tutto c’è «il ragionamento logico-giuridico del Tar, basato sull’erroneo presupposto dell’avvenuto passaggio in giudicato della propria sentenza (n. 148 del 2016) relativa alle censure concernenti la legittimità dell’originario permesso di costruire n. 78 del 2008».

Il Consiglio spiega che le verifiche effettuate «hanno evidenziato l’assenza delle “macroscopiche illegittimità” riscontrate dal Comune» una volta passato sotto la giunta Tosi. Nel merito ecco le considerazioni sulle contestazioni principali. «Per l’asserito maggiore volume del complesso, non è stata calcolata correttamente l’area destinata alla viabilità, e non risultano agli atti documenti relativi all’acquisizione della stessa area da parte dell’amministrazione comunale, sicché l’area in questione, sulla base delle risultanze processuali, non pare riguardata da vincolo di inedificabilità e dalla conseguente riduzione della porzione…». Quanto alle distanze minime del confine di proprietà «sono state tutte sostanzialmente soddisfatte, tranne alcuni scostamenti che tuttavia potrebbero essere diversamente valutati dal Comune». Sui parcheggi «lo scostamento in difetto ha caratterizzato il permesso di costruire in un momento antecedente alla variante urbanistica, salvo poi sostanzialmente essere conforme alla previsione successivamente entrata in vigore».

E conclude: «La complessità delle questioni trattate suggerisce l’equa compensazione delle spese di lite del doppio grado».

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