Riccione, Tosi: “Hotel Savioli al palo, ma ora basta alibi”

L’amministrazione Tosi spinge sul progetto «concreto e fattibile» del porto, con i ristoranti già pronti a investire e i privati a realizzare il rimessaggio a secco.
Sindaca Tosi, parliamo delle tempistiche del porto, alcuni ex amministratori sulla base della loro esperienza affermano che ci vorranno anni. I tempi sono stretti?
«Gli amministratori del Pd hanno avuto 70 anni e non si sono mai interessati, noi invece diamo grande priorità al porto, stiamo accantonando i soldi dal primo giorno che siamo arrivati e oggi siamo partiti con la progettazione del primo tratto tra le vie Parini e Bellini, dove sono in corso i sopralluoghi e gli incontri per i rilievi con il Servizio tecnico di bacino per avere un esecutivo al più presto. Confidiamo che la minoranza sia collaborativa e di stimolo in senso positivo quando si parla di progetti di grande respiro e importanza per l’intera comunità. Se la finalità è solo di mettere i bastoni tra le ruote, ricordo loro che non è questo il ruolo che gli ha dato chi li ha votati».
Perché il progetto non è stato presentato prima, negli anni passati?
«Non facciamo “piazze vuote”, il compito di un’amministrazione è far nascere nella comunità l’interesse a riqualificare un luogo per poi arriva alla progettazione, e così che stiamo facendo con il porto, con il centro, e lo abbiamo fatto con il teatro. Il fatto che non se ne sia parlato prima non significa che non si sia lavorato. Nei fatti abbiamo venduto le prime azioni Hera nel 2015, le ultime nel 2020, per aver le cifre a disposizione quest’anno, 4 milioni di euro. Questa è la nostra coerenza nel fare politica, è la connessione tra detto e fatto che dà spessore alla politica».

Quindi qual è il programma dei lavori?
«In autunno partiremo con il primo intervento per finire entro l’estate prossima. Quest’opera è un’occasione per la città, dovremmo essere contenti di essere arrivati alla partenza, speriamo nel contributo di tutti per elaborare il migliore progetto possibile. Siamo poi in procinto di conferire l’incarico di progettazione, entro giugno, del nuovo parcheggio in via Cortemaggiore e del percorso naturalistico nel tratto dal rio Melo fino a San Lorenzo, in quanto andremo a completare la riqualificazione ben oltre la darsena, compreso il deviatore del rio sul Marano. Rimangono fuori le due darsene, per la quali abbiamo voluto un tempo più lungo, è la parte più delicata e vogliamo la massima condivisione con gli stockholder del porto. Arriveremo a una rigenerazione pubblica coinvolgendo anche i ristoranti della zona, con i quali il dialogo è aperto per arrivare a un intervento congiunto nel quale sono intenzionati a investire. I proprietari dell’unica area privata coinvolta dal progetto è dove sorgerà il porto a secco, i quali si sono resi disponibili e progettare e realizzare direttamente l’opera».

Cosa dice a chi sostiene la realizzazione del progetto del porto è da “libro dei sogni”?
«Per rendere fattibile tutto il progetto è stato suddiviso in 7 interventi, ognuno con un suo iter separato. Questo dà il senso che non c’è dell’utopia nel nostro modo di fare amministrazione, ma poggiamo i piedi a terra. Chi afferma che si tratta di “un libro dei sogni” offende i progettisti che stanno lavorando a soluzioni nuove per rendere il nuovo porto realizzabile. Poi se vogliamo dire che abbiamo dei sogni, sì li abbiamo per la città, ma tutti fattibili. Quello del porto è un progetto al quale tutta l’amministrazione comunale tiene tantissimo, ma con una fondamentale differenza rispetto ai progetti realizzati nei tempi passati con grandi studi e concorsi di idee vari, di cui in Comune ci sono degli armadi pieni: il nostro poggia sulla concretezza che ci appartiene e al contempo sull’innovazione che il porto deve avere».

C’è poi la questione dell’hotel Savioli, futuro 5 stelle, che non può prescindere dalla riqualificazione del porto, com’è la situazione?
«Il “re è nudo”, dall’amministrazione la proprietà ha ricevuto tutti i sì alle richieste presentate. Ad oggi non ci sono più alibi per non arrivare alla progettazione esecutiva e partire con i lavori. Anzi, considerando che ora c’è la progettazione del loro “vicino di casa”, ovvero il Comune, mi sento di poterli tirare per la giacchetta, e chiamarli a definire il progetto. Se prima potevano dire che il porto è vecchio, ora non ci sono più motivi per vederli fermi al palo».

Anche a Rimini hanno progetti per un atollo al largo per l’attracco delle grandi navi, sarà una gara a chi arriva prima?
«Al contrario, sono estremamente contenta che anche i nostri vicini abbiano iniziato a guardare al turismo che viene dal mare. Dovremo farlo ognuno con le nostre peculiarità, noi con la creazione di una piattaforma a 1.5 chilometri dalla costa cercando di intercettare l’attracco delle grandi barche a vela e degli yacht, Rimini con le navi da crociera, sul sentiero aperto con gli incontri dell’amministrazione riccionese a Genova con Costa Crociere nel 2016. Riccione punterà al suo target turistico di riferimenti, Rimini al proprio, guardando al mare come una grande opportunità per tutto il territorio, senza litigare».

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