Il Comune di Riccione ferma tutti i convegni e i congressi da qui al 13 novembre, come previsto dal Dpcm, ma non risparmia critiche al Governo. Perché nella Perla verde “erano attese 4.000 presenze”, perché il settore da un mese aveva ricominciato a programmare e realizzare eventi, “con ingenti investimenti per l’adeguamento ai protocolli di sicurezza”. E perché quello convegnistico “é l’unico settore che ha elaborato e adottato protocolli propri, fatto corsi, adeguato contratti e misure sanitarie”. Gli eventi organizzati dopo la riapertura, ribadisce il Comune, “stavano dimostrando come fosse possibile lavorare in sicurezza con grandi risultati, per il Palacongressi e per Riccione”. Il blocco di queste attività, rincara l’amministrazione, “arriva senza che dalle autorità sanitarie nazionali arrivino spiegazioni sulla presunta pericolosità dei congressi e dei convegni aziendali, nonostante siano sempre stati rispettati l’obbligo di mascherina e l’alternanza di posti per garantire il distanziamento”. Senza contare che l’annuncio è stato “mitigato solo da un vago accenno al fatto che gli imprenditori danneggiati saranno risarciti” e nulla si sa a proposito dell’indotto “che non potrà lavorare”. Per stressare il concetto, il Comune cita infine Federcongressi, che in una nota ha accusato il Governo di causare “un danno incalcolabile al sistema economico delle città italiane e a migliaia di imprese. Bloccare le fiere e i congressi significa spegnere l’economia del Paese perché non potranno lavorare, non solo le imprese del settore, ma gli alberghi, i ristoranti, i taxi, gli allestitori, le società di catering, le cooperative di facchinaggio e i service tecnici”. Questo anche se “non ci sono stati focolai di contagio nelle fiere e nei congressi appena svolti”.

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