Riccione, la coppia di giovani baristi del Circolo Arci: “Siamo disperati all’idea di chiudere”

Un fulmine a ciel sereno per Lucia e il suo compagno Fabio, poco meno di 30 anni, che da circa due anni gestiscono il circolo Arci in viale Oriani, angolo viale Boccaccio. È di solo di una decina di giorni fa la pubblicazione del bando per la concessione dello stabile “a enti senza finalità di lucro operanti nel campo dei servizi culturali, ricreativi o sportivi pubblici”. Hanno appreso solo allora che la loro fonte di reddito sarebbe a rischio, anche perché i due (che hanno il bar in gestione dal soggetto titolare della concessione) non sono tesserati Arci. Lo stabile è di proprietà comunale ed è stato affidato finora all’Arci.

Help burocrazia

Lucia e Fabio non nascondono la propria delusione: «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per tenere vivo il posto, avremmo voluto fare molto di più. Adesso siamo disperati all’idea di chiudere». Il circolo è un ritrovo frequentato da giovani d’estate, soprattutto per le colazioni, noto agli abitanti del quartiere per la cordialità dei ragazzi, e meta fissa per i tifosi di calcio per guardare in diretta le partite. Ma è un punto di riferimento per un caffè, una briscola e leggere il giornale, qui si conoscono e si salutano tutti. I residenti temono che la realtà venga snaturata della sua genuinità e tutti si sono affezionati ai due ragazzi gentili che li accolgono sempre con un sorriso. «Quando abbiamo appreso del bando ci siamo chiesti come fare, l’unica maniera per rientrare nella graduatoria dei partecipanti era tesserarsi, e così lo abbiamo fatto, anche alla luce dell’impegno che ci abbiamo messo, delle innovazioni che vorremmo portare». Era infatti questa l’unica maniera per poter a partecipare, ma, purtroppo, la burocrazia non è fatta solo di tessere, e i giudizi circa i meriti a volte possono lasciare delusioni. Il bando è in scadenza il 30 novembre e Lucia e Fabio hanno avuto l’opportunità di accedere. «Noi fin quando possiamo saremo qui a servire caffè e colazioni, sperando di continuare ad esserci» concludono.

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