Riccione, Ironman Roberta: “Ho battuto il cancro e vado alle Hawaii”

«Tutti i tutti i sogni possono essere realizzati, se siamo disposti a pagarne il prezzo». Si è piazzata sul gradino più alto del podio dell’Ironman, la competizione di Triathlon che si è svolta domenica scorsa a Klagenfurt in Austria, la 48enne Roberta Liguori riccionese che ora vola a fare l’Ironman di Kona, il mondiale che si svolge alle Hawaii dal 1978 ed è quello che conserva un’aura quasi leggendaria. Nessuno vedendo il suo sorriso spensierato può immaginare quanta forza d’animo ci sia dietro a questa donna che ha portato a casa in scioltezza il 1° posto di categoria e la realizzazione di un sogno. Perché Roberta, che al suo sesto Ironman, ha chiuso la gara in 11 ore e 20 minuti trionfando tra le 150 donne dai 45 ai 49 anni, ha lottato contro al cancro. Dando poi una silenziosa lezione ai medici che la invitavano a «vivere la sua vita da convalescente». Per tutta risposta si allena quotidianamente anche sulle strade della Perla, dal mare all’entroterra, macinando chilometri e seminando brutti ricordi. Dritta all’obiettivo Ironman la competizione caratterizzata da 3,8 chilometri di nuoto, 180 chilometri in bicicletta e 42,195 chilometri di corsa. Ma non solo. Roberta è anche una mental coach, una blogger da 25mila follower, una scrittrice e casomai non bastasse una trainer che tiene corsi di comunicazione in Italia e all’estero. Sugli scaffali delle librerie italiane sono tre le pubblicazioni che portano la sua firma. L’ultima “Non chiamatemi supereroe” edita da Fabbri nel 2020 la dice lunga sull’umiltà che la caratterizza. Nel suo primo libro invece, “Perché io sogno forte” edito da Mondadori, 7 anni fa, ha parlato della sua lotta contro il cancro, dell’atteggiamento mentale più utile per superare sfide così importanti e della sua ripresa dopo la malattia. Anche per questo motivo l’ultima vittoria ha un sapore tutto particolare, un misto di speranza e gioia di essere viva.

Medaglia, aiuti e allenamenti

Definita dalla World Triathlon come triathlon distanza super lungo. «Mi sono accostata da zero a questo sport a 40 anni, ossia un’età non più giovanile ma nel giro di 7 anni sono arrivata a questa medaglia, nonostante l’aggravante del cancro affrontato due anni prima». E sottolinea: «Ogni donna ha le sue sfide da affrontare nel quotidiano. Con la mia vittoria volevo dimostrare a tutte che si può fare, che si possono ottenere risultati ambiziosi anche dopo una certa età e in tutte le battaglie». Nelle sue deve ringraziare il «marito che l’ha supportata nei lunghi allenamenti e nella gestione familiare». E aggiunge: «Ho scelto di circondarmi di persone che mi fossero d’ispirazione, staccandomi da chi diceva “è troppo tardi”». Perché tutti, ma proprio «tutti i sogni possono essere realizzati, se siamo disposti a pagarne il prezzo. In termini di sacrifici e di tempo. Io questo ho imparato».

«Mi sono ritrovato a percorrere in bicicletta molti chilometri di strada assieme – ricorda l’assessore allo Sport, Roberto Caldari – ritrovando in lei una tenacia di ferro e la volontà di guardare sempre avanti». Avanti tutta dunque anche nella prossima avventura sportiva alle Hawaii, sede storica dell’Ironman.

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