Don Giorgio Dell’Ospedale non ce l’ha fatta. Il parroco dei Santi Angeli Custodi di Riccione è morto oggi pomeriggio all’età di 78 anni all’ospedale Infermi di Rimini dove era ricoverato dallo scorso 2 ottobre. Le conseguenze del Covid-19, contratto probabilmente durante la festa parrocchiale di settembre, non gli hanno lasciato scampo. Il sacerdote nei primi giorni del suo ricovero era rimasto nel reparto Infettivi ma poi la situazione era precipitata ed era stato intubato e trasferito in Terapia intensiva, sin dal 6 ottobre. Per oltre tre settimane i medici hanno cercato di salvarlo in ogni modo ma i polmoni, uno in particolare, erano stati compromessi eccessivamente dal Covid, e poi era subentrata un’infezione batterica. Giovedì la sua condizione era precipitata ulteriormente con un’insufficienza renale ma la fiammella della speranza si era riaccesa ieri dopo che la dialisi aveva dato esito positivo. Ma non è bastato. Ieri l’estremo peggioramento e poi ha chiuso gli occhi per sempre.

Don Giorgio Dell’Ospedale, nato a San Savino il 15 maggio del 1942, era arrivato a Riccione nel 1967, anno in cui era stato ordinato sacerdote dopo avere avuto come padre spirituale don Oreste Benzi. Inizialmente cappellano di don Alberto Turroni alla chiesa dell’Alba, era poi diventato parroco della chiesa dei Santi Angeli Custodi di via Oglio a cui si è aggiunta diversi anni più tardi quella della Pentecoste. 

Estremamente carismatico, in breve tempo don Giorgio ha conquistando la città di Riccione, godendo di una popolarità che ha di gran lunga superato i confini della sua parrocchia. Un metodo, il suo, riconosciuto e certificato dal vescovo Francesco Lambiasi dopo la visita parrocchiale del 2010: «(… ) Ho potuto cogliere dal vivo il – permettimi di etichettarlo così – metodo “del Don”. Tu, don Giorgio, hai ricevuto il “carisma” di educare alla fede le giovani generazioni, e la lunga esperienza, acquisita in presa diretta sul campo, ti ha portato a collaudare un metodo educativo condito di simpatia attraente, di elevata efficacia comunicativa, di ordine e precisione, ma anche di gioia frizzante e contagiosa. Mentre ti vedevo alle prese con quella marea di sguardi calamitati dalla catechesi semplice e penetrante e dalla tua capacità magnetica nel far pregare i bambini, ma anche nel farli cantare e perfino divertirsi, mi venivano in mente gli slogan di tre grandi educatori: “Rendete contenti quelli che volete rendere buoni” (Don Bosco); “La via più breve alla santità è l’allegria” (s. Filippo Neri); “Ai ragazzi e ai giovani dobbiamo presentare un Gesù simpatico” (Don Oreste)>.

Nelle settimane di ricovero in ospedale i suoi parrocchiani non hanno mai smesso di credere alla sua guarigione, organizzando vere e proprie maratone di preghiera in chiesa e attraverso Youtube. Il vescovo Lambiasi aveva affidato don Giorgio a don Oreste Benzi come già aveva fatto con don Alessio Alasia, a lungo ricoverato in Terapia intensiva per il Covid e poi guarito. 

Adorato dai bambini, don Giorgio aveva creato un frequentatissimo “Gruppo giovani” a cui hanno preso parte varie generazioni di riccionesi. La sua chiesa era sempre strapiena tanto che per la messa di Natale da una decina di anni era costretto a trasferire la funzione nel palazzetto dello sport dove accoglieva circa tremila persone. 

La notizia della scomparsa del parroco ha gettato nello sconforto i fedeli riccionesi. 

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