Riccione, le memorie da Ibiza del gelataio scrittore: “Vi racconto il mio quartiere pieno di matti”

«L’ispirazione è arrivata mentre ero bloccato ad Ibiza e il lockdown mi teneva lontano da genitori e figli». Inizia così il suo racconto il 62enne Luca Villa che trascorre nell’isola spagnola buona parte dell’anno lavorando nella gelateria “Delizioso” con la sua dolce metà. La nostalgia per gli affetti lontani è trascolorata presto in quella altrettanto pungente «per i tempi andati perché – riconosce – non esiste un periodo più splendido della giovinezza passata». Così si è seduto al computer affidando a Facebook i ricordi della zona di Riccione dove è nato, ossia l’Abissinia, e il «resto è venuto da sé». Follower e like infatti sono aumentati in modo esponenziale, mentre partivano condivisioni a raffica. Ora i suoi contatti superano quota 600 e l’entusiasmo generale non accenna a spegnersi. «Ho scritto una quarantina di racconti brevi, lunghi in media due pagine, poi raccolti in “Abissinia”. E a metà lettura ci si sganascia già dalle risate». All’epoca della stesura però c’era poco da ridere, due anni lontano dalla famiglia ma a restituirle equilibrio è stata proprio la ricostruzione di un «mondo che non esiste più». Un mondo dove si giocava a pallone per strada e si andava a dormire senza chiudere la porta a chiave. Zero per lui i rischi di bloccarsi davanti alla pagina bianca perché, precisa, l’Abissinia era un «quartiere pieno di matti che sembravano invincibili. Tutti li conoscevano fin da piccoli ascoltando le storie epiche che li consacravano protagonisti. Finché la ruota girava e la generazione successiva assaporava, a sua volta, nuove avventure».

Tra tutti spicca la figura di Franchino «sempre a caccia di turiste tedesche», si sbottona appena ridendo, attento come un consumato professionista a non “spoilerare” troppo dei racconti. Che prendono avvio dalle «estati ruggenti della Riviera capaci di innescare un deciso cambio di passo, dopo il letargo invernale». Due i locali dove si riuniva la “meglio gioventù” tra gli anni Sessanta e Ottanta: «Da un lato il bar Angelini, dove venerdì non a caso si terrà dalle 20.30 la presentazione del volume, e dall’altro il bar Louisiana ormai demolito».

Ma non si tratta del solito libro di ricordi – nota – piuttosto di «storie di amicizia che iniziate alle elementari dalle Maestre Pie durano tuttora».

Una grande famiglia dove tutti si conoscono e che ora sarà conosciuta da altri, dopo l’inaspettato giro di boa di aprile quando Famija Arciunesa l’ha contattato interessata a pubblicare gli scritti. Brivido peraltro già sperimentato da Villa negli anni Novanta.

Dopo ci ha messo lo zampino Gianni Zangheri che «ha cercato negli scatoloni foto sue e del padre Pico, tirando fuori le immagini giuste per accompagnare le parole. A vederle mi è venuta la pelle pollastrina» confessa.

E ringraziando per le due prefazioni Francesco Cesarini e Luca Nicoletti, invita tutti a partecipare alla presentazione perché «chi non viene non è più abissino – conclude – e gli mandiamo Franchino a casa a ritirargli il passaporto».

Famija Arciunesa «ricostruisce la storia della città»

RICCIONE. «Gli scritti di Villa mi sono capitati sotto mano per caso – spiega Il presidente di Famija Arciunesa, Francesco Cesarini -. E quando gli ho proposto di pubblicarli, lui quasi non ci credeva. Al contrario per noi è stato un passo molto naturale, anche perché –prosegue – Famija Arciunesa possiede un vasto catalogo che, scendendo nei dettagli, è molto legato agli anni Sessanta, mentre risulta un po’ scoperto riguardo agli anni Ottanta e Novanta». Da qui, chiarisce Cesarini, l’impegno costante per integrare, ricostruendo anche i pezzi mancanti della storia della Perla. La curiosità è che i referenti della celebre associazione culturale finora hanno parlato con l’autore del testo, che abita a Ibiza dove è rimasto “bloccato” dalla pandemia, solo per telefono o tramite call. La presentazione del libro, venerdì alle 20,30 presso il bar Angelini, sarà occasione per conoscersi dal vivo. «Fermo restando – conclude il presidente – che in comune abbiamo l’origine riccionese e molto altro».

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