“Se il mercato settimanale di Riccione non si è svolto non è per colpa dei commercianti, ma di un’amministrazione locale che ha preferito lasciare a casa 280 operatori con i loro dipendenti anziché provvedere alla sicurezza degli accessi alla zona mercatale. Una cosa che riteniamo gravissima soprattutto perché frutto di un vero e proprio ultimatum del giorno prima: o pagate la sicurezza, o il mercato non si fa”. Lo sostengono il presidente provinciale di FIVA-Confcommercio, Nicola Angelini, e il presidente provinciale di ANVA-Confesercenti, Pierangelo Domeniconi, che aggiungono: “Con i provvedimenti di novembre per contrastare il contagio da Covid-19, sono state imposte regole più stringenti per i mercati ambulanti, anche con l’obbligo di steward per monitorare gli ingressi, che comportano maggiori spese. A differenza di altri Comuni che si sono fatti carico direttamente di questi oneri aggiuntivi, il Comune di Riccione ha tenuto un comportamento negativo e inspiegabile, pretendendo di scaricare i maggiori costi sugli ambulanti. Ricordando che il Comune istituisce e gestisce i mercati, che hanno anche una valenza sociale perché permettono a tutti i cittadini di avere luoghi all’aperto fruibili, sicuri e vicini per fare acquisti, riteniamo che non possa esimersi dai costi per la sicurezza degli accessi all’area”. E i due rappresentanti di categoria proseguono: “Martedì l’amministrazione di Riccione ci ha fatto sapere di non essere riuscita a reperire volontari per vigilare sugli accessi e ci ha chiesto di richiedere preventivi ad alcune agenzie per questo servizio. Preventivi arrivati mercoledì pomeriggio e valutati troppo gravosi da pagare per operatori che già per ogni giornata di lavoro corrispondono le imposte sul suolo pubblico e rifiuti, che già si occupano della sanificazione e della sicurezza delle loro postazioni e che sono già fortemente provati da un netto calo degli incassi dovuto alla scarsità di affluenza e alla risicata capacità di spesa dei clienti in questo periodo di pandemia”. Angelini e Domeniconi poi spiegano che “nella riunione indetta per giovedì alle 13, abbiamo spiegato le nostre difficoltà e le perplessità per la proposta avanzata dall’amministrazione di inserire questa “quota sicurezza” nei prossimi bollettini Cosap. Anche perché nessuno può sapere se la Zona Arancione finirà davvero il 3 dicembre o verrà prorogata e dunque nessuno può sapere quanti mercati andranno fatti in questa condizione, con il rischio che la spesa si sommi per tante settimane lievitando a dismisura. Nessun accordo era stato sottoscritto al termine della riunione, nella quale era stato chiesto un po’ di tempo per un confronto con i soci su una questione così delicata. Arrivati subito alcuni dinieghi a questo aumento dei costi e data l’impossibilità di contattare il resto degli associati a causa dei tempi strettissimi, nel pomeriggio abbiamo avvertito l’amministrazione, che anziché farsi carico della sicurezza ha preferito chiudere il mercato prendendosi la responsabilità di lasciare a casa i lavoratori e avvantaggiando di fatto gli altri canali commerciali”. Confcommercio e Confesercenti quindi concludono: “La forzatura che ci ha imposto l’amministrazione riccionese non è accettabile, anche tenendo conto di come la situazione è gestita su altri territori, in cui le amministrazione pensano a loro spese al servizio di sicurezza. Riteniamo l’atteggiamento del Comune di Riccone scorretto e sorprendente, dopo che alla riapertura dal lockdown di primavera avevamo fatto di tutto per venire incontro alle problematiche, reclutando volontari tra i commercianti, restringendo le aree e cambiando la collocazione dei banchi con una forte penalizzazione di molti operatori. Non possiamo credere che Riccione, non certo parca nelle iniziative e negli eventi, non riesca a far fronte ad una cifra così esigua per la sicurezza. Per questo mercato cancellato, chiederemo il rimborso delle imposte Tari e Cosap. In vista di venerdì prossimo torneremo ad incontrarci per trovare un accordo che possa soddisfare tutti, ma che non può arrivare sotto forma di ultimatum”.

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