Riccione, i 25 anni del Dory, capostipite dei bike hotels – Gallery

Il cicloturismo a Riccione festeggia il quarto di secolo. Nella giornata del 20 settembre l’Hotel Dory spegnerà 25 candeline, celebrando altrettanti anni di attività in bici. All’evento parteciperanno «quanti hanno creduto nel progetto contribuendo a dare lustro alla Riviera come meta dove pedalare è bello quanto prendere il sole al mare», spiega il proprietario Stefano Giuliodori, pioniere del cicloturismo in Italia. All’evento che si terrà martedì sera all’Hotel Dory sono stati invitati albergatori, presidenti dei club di prodotto dell’Emilia-Romagna, leggende del ciclismo quali Francesco Moser e Davide Cassani, che entusiasmano tutti, specie gli ospiti canadesi, il sindaco di Saludecio che ospiterà più di 100 ciclisti nella piazza per un pranzo celebrativo del traguardo raggiunto ma anche l’assessore allo Sport Simone Imola, l’assessore al Turismo della Regione Andrea Corsini, nonché il direttore dell’Apt Emanuele Burioni, il sindaco di Riccione Daniela Angelini e gli ex amministratori che hanno sostenuto un sogno.

La genesi

«Il cicloturismo a Riccione ha una storia giovane e – commenta Giuliodori – prende avvio nel 1997 da un progetto ambizioso: far conoscere l’entroterra agli appassionati di bici». Da quel giorno, prosegue l’imprenditore, migliaia di ciclisti sono venuti da tutto il mondo per pedalare in Riviera e sono nati Club di prodotto quali Riccione bike hotels, Italy bike hotels e Terrabici, creando servizi sempre più specializzati «per le esigenze del mercato, ma anche ideati centinaia di tour per esaltare le bellezze paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche», nota. A fare da apripista è stato Giuliodori «ispirato da una delle fiere più importanti del turismo mondiale: l’ITB di Berlino». E ricorda: «All’epoca avevo un albergo aperto nei classici cento giorni estivi ma – rimarca – volevo destagionalizzare e rimasi affascinato dalle conferenze del cicloturismo, già noto in Austria, decidendo di andare a visitare un hotel del settore». Aggiunge che la moglie che lo seguì si aspettava una vacanza romantica e invece si ritrovò protagonista di un’avventura sulle due ruote.

Improvvisazione geniale

Seguì la partecipazione a una fiera dove presentò un dèpliant del primo albergo per ciclisti di Riccione, fornito di regolare deposito, guida ciclistica e percorsi ad hoc. «Ma in realtà era una cosa campata per aria, perché – confessa – non avevo niente di ciò che promettevo sulla carta. Scattai foto nel negozio di biciclette e chiamai il mio amico postino a impersonare la guida, spacciando un gruppo dell’Avis per turisti fedeli. Era domenica e in fiera due ciclisti mi dissero “Bene, noi arriviamo martedì”. Non ero pronto, ma – riconosce – tutti mi aiutarono, condividendo tragitti e idee». Aggiunge che trasformò in deposito il magazzino di fortuna vicino al suo hotel, imbiancandolo e decorandolo con poster di Coppi e Bartali. «Le due cavie si resero conto della mia inesperienza, ma gli sforzi dovettero entusiasmarli visto che tornarono spesso». Finché passa da 20 turisti a 200 in un anno e decide di condividere un bel progetto con tanti amici albergatori. «Su 60 invitati, ne intervennero 40 e accettarono in 14. Così nacquero i Riccione Bike hotel», nota. Alcune idee nascono per caso. Nel 1997 si accorge che gli ospiti rubavano i panini e dall’indomani ne fa trovare due con una banana, l’attuale standard dei Bike hotel, come prolungare l’orario del ristorante per offrire la merenda». Tra i momenti difficili ricorda la pandemia con i pullman annullati dal Belgio e le strutture blindate a ottobre quando avevano la stagione di fronte. Ma a prevalere, dice, sono state le soddisfazioni. Tanti anche i cambiamenti. A tedeschi, austriaci e svizzeri, sono subentrati canadesi, americani e inglesi e a cambiare lo scenario sono le bici a pedalata assistita e la voglia di godersi l’entroterra a 360 gradi. Con una costante: «L’unico protagonista è il cicloturismo, non un hotel, né una persona, e sarà questa frontiera a essere celebrata martedì».

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