RICCIONE. In una chiesa piena in ogni ordine di posto è stato dato ieri l’ultimo saluto a Rosa Santucci, la donna di 88 anni aggredita il 7 gennaio scorso dal nipote quarantaduenne, affetto da gravi disturbi mentali.
«Accompagniamo in questo dolore la famiglia, profondamente provata. Umanamente non c’è risposta, non c’è stata prima, non c’è adesso», ha detto don Alessio Alasia dall’altare della chiesa San Martino di viale Diaz durante il funerale.

«La risposta è nella fede, non dobbiamo piegare il capo di fronte alle disavventure della vita, non dobbiamo arrenderci. Se le cose non vanno come nei nostri piani, non dobbiamo pensare che abbiamo meno valore: un mondo senza sbavature non è reale, Dio ci accoglie con le nostre imperfezioni».
Alla fine della funzione il parroco ha letto la toccante e profonda lettera di riflessione sul dramma – già diffusa ieri dal Corriere Romagna – scritta da Laura, figlia di Rosa e mamma di Alessio, responsabile dell’omicidio dell’anziana avvenuto nella sua abitazione. Dopo aver ripercorso la complessa situazione del figlio, legata ai suoi problemi psichici, che nell’ultimo periodo si era ulteriormente aggravata, la lettera sottolinea il dramma della malattia mentale che colpisce tante persone, in particolare i giovani: «Una piaga sociale di cui poco si parla e che coinvolge molte famiglie. Mancano leggi adeguate, progetti e investimenti economici che prevedano idonee cure e assistenza. È necessario dare voce a chi soffre e non è in grado di battersi per quei diritti umani indispensabili per vivere una vita dignitosa».

Per Alessio è stato disposto il trasferimento nella sezione psichiatrica del carcere di Reggio Emilia. «A me e alla mia famiglia non resta che invocare la giustizia divina, nella speranza che mia madre possa avere trovato la pace eterna che merita nella luce del Signore. E per mio figlio Alessio, che possa ritrovare quella luce che gli rechi quel sollievo necessario per continuare a vivere e perdonarsi. Confido inoltre in una giustizia umana, che sappia dare risposte adeguate al suo dramma e alla sua malattia». Alla fine della lettura è seguito un applauso da parte di tutta la platea.

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