Riccione, accusava i vicini di compiere reati inviando email in Procura

RICCIONE. Utilizzando uno pseudonimo e un account falso inviava delle mail in procura nelle quali accusava i vicini dei comportamenti più deplorevoli e perfino di gravi reati. Le giornate dell’uomo, un 35enne disoccupato residente a Riccione con i genitori, trascorrevano dal divano alla scrivania con il computer. L’unico svago era la finestra sul cortile: un’osservazione scrupolosa e attenta dei comportamenti altrui, dettata dalle migliori intenzioni, ma falsata da strumenti interpretativi ridotti dalla solitudine.

Convinto di svolgere un ruolo utile per la società, senza muoversi di casa, credeva di poter segnalare crimini di ogni tipo che invece erano frutto della propria immaginazione. È la ragione per la quale l’uomo, dopo aver accusato di varie malefatte una quindicina di persone che vivono nel suo quartiere, è stato individuato dalla polizia postale e denunciato a sua volta per il reato di calunnia. Difeso dall’avvocato Fabio Paesani, compreso la gravità della situazione, il 35enne riccionese ha optato per un patteggiamento alla pena, sospesa, di undici mesi di reclusione.

Non è escluso che se l’uomo dovesse tornare a puntare il dito contro qualcuno ingiustamente possa essere percorsa una strada diversa, quella degli accertamenti psichiatrici che stavolta ha preferito evitare. Gli obiettivi delle sue segnalazioni “anonime” (in realtà non è stato difficile per gli specialisti individuare da dove partivano i messaggi) erano persone per bene, una quindicina in tutto, accusate di spacciare droga, imbrattare il sottopasso, offendere le ragazze per la strada, e, in un caso, addirittura di fare prostituire la figlia.

Commenti

  1. Ma sono l’unico che pensa che la questione sia grave fino a un certo punto? Cioè, che danno faceva quell’uomo se le segnalazioni erano confinale a delle mail? In quei casi non si dovrebbe andare a patteggiamento ma stabilire la sanità mentale dell’imputato e assolverlo. Magari allertare i servizi sociali.

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