Ricchezza e povertà in Emilia-Romagna

Se l’utopia comunista è stata seppellita dalla storia, il capitalismo senza regole non è la soluzione. Oltre alla febbre del Pianeta e l’alterazione profonda della biosfera causata dalla corsa sfrenata allo sfruttamento delle risorse naturali (“chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista”, scrisse Kenneth Ewart Boulding, economista, pacifista e poeta inglese naturalizzato statunitense), ne è la riprova l’incredibile e inaccettabile concentrazione della ricchezza nel mondo. Secondo il rapporto OXAM 2019, pubblicato in occasione del recente summit internazionale di Davos (Svizzera), 2.153 miliardari detengono nel mondo più ricchezza di 4,6 miliardi di persone, ossia di circa il 60% della popolazione mondiale. Il patrimonio delle 22 persone più facoltose è superiore alla ricchezza di tutte le donne africane.

Quante vite dovrebbero vivere costoro per godere appieno delle loro ricchezze? Bill Gates ha onestamente riconosciuto “sono troppo ricco. Dovrei pagare più tasse”.

Se le distanze tra i livelli medi di ricchezza dei Paesi si assottigliano, la disuguaglianza di ricchezza cresce all’interno di molti Paesi.

In Italia, ad esempio, il 10% più ricco possedeva nel 2019 oltre 6 volte la ricchezza del 50% più povero dei nostri connazionali. Una quota cresciuta in 20 anni del 7,6%. L’anno scorso, inoltre, la quota di ricchezza patrimoniale in possesso dell’1% più ricco degli italiani superava quanto detenuto dal 70% più povero.

Secondo il rapporto OXAM, inoltre, in Italia i ricchi sono soprattutto figli dei ricchi e i poveri figli dei poveri: siamo in presenza, quindi, di condizioni socio-economiche che si perpetuano di generazione in generazione, con l’ascensore sociale bloccato.

Oltre il 30% degli occupati giovani guadagna in Italia oggi meno di 800 euro lordi al mese. Il 13% di chi ha meno di 29 anni versa in condizione di povertà lavorativa.

In tale contesto, la rivista “Il Mulino” in un suo recente interessante articolo online “Cosa resta del modello emiliano?” ci ricorda la diversità dell’Emilia-Romagna, nella quale la distribuzione del reddito è meno diseguale che nel resto d’Italia. Le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono infatti sotto la media nazionale e l’incidenza della povertà relativa (pari al 5,4% nel 2018) è la più bassa tra le regioni a statuto ordinario.

Il capitalismo temperato da 50 anni di amministrazioni regionali di sinistra in Emilia-Romagna (con il relativo sistema redistributivo e di welfare) ha quindi limitato nel nostro tessuto economico-sociale le inaccettabili diseguaglianze globali rilevate da OXAM. Ricordiamocelo nelle urne di domani.

Il pilastro sociale, accanto a quello climatico-ambientale e digitale, costituisce il programma di mandato della nuova Commissione Europea. Tale programma prevede l’introduzione del salario minimo garantito, uno schema europeo contro la disoccupazione, garanzia bambini e garanzia giovani per combattere rispettivamente l’emarginazione infantile e la disoccupazione giovanile, l’utilizzo del Fondo Sociale Europeo per la formazione professionale e la formazione continua, la parità uomo-donna. Insomma, viene rilanciata l’economia sociale di mercato, nel nuovo paradigma ecologico che costituisce il filo conduttore della nuova politica europea. Se osserviamo le grandissime diseguaglianze prodotte tradizionalmente dal capitalismo americano, dal turbo-capitalismo cinese, dal sistema della caste chiuse in India, per non parlare degli altri (gli oligarchi russi ecc.), teniamoci stretti, rinnovandoli per fronteggiare le nuove sfide, sia il modello di economia sociale di mercato europeo che quello emiliano-romagnolo.

*Esperto di istituzioni, politiche e programmi dell’UE

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