Ricatto omosessuale in Valle Rubicone, 25enne condanato a 3 anni e 5 mesi: “Se non paghi dico tutto a tua moglie”

«Se non mi paghi dico a tutti dei nostri rapporti. Così tutti, in primis tua moglie e i tuoi figli, sapranno che sei omosessuale e che “te la fai” con i ragazzini».

È in estrema sintesi il ricatto sessuale a cui un uomo di una sessantina d’anni residente in un comune della vallata del Rubicone, era stato sottoposto da un 25enne di origini magrebine residente a Longiano.

Una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine malgrado la giovane età ed un aspetto che gli fa dimostrare ancora meno anni di quelli che in effetti ha.

L’uomo aveva a lungo pesato quelle che potevano essere le conseguenze a cui andava incontro se il giovane avesse parlato. Perché da una parte c’era il pensiero di vedersi “scoperto a casa” nei suoi gusti sessuali che nessuno conosce e che non vuole rendere pubblici. Dall’altra però c’era l’idea di dover spendere dei soldi per vedere tutelata la propria privacy, e la quasi matematica certezza che il ricattatore non si sarebbe mai accontentato di una cifra unica, ed una volta ottenuto soldi una prima volta sarebbe tornato a chiederne anche in futuro.

Così la vittima, un 60enne, si è decisa di rivolgersi ai carabinieri. Ha raccontato tutta la sua storia ai militari dell’Arma dipendenti dalla Compagnia di Cesenatico. Che hanno arrestato il 25enne quando stava cercando di estorcere i primi 100 euro al 60enne.

A.S. ha abitato per tanti anni a Longiano assieme ad una famiglia numerosissima composta da genitori, fratelli e sorelle. I carabinieri hanno avuto a che fare con lui tante volte, fin da quando era più piccolo. Nel 2020 era stato arrestato per droga e anche evasione dai domiciliari. Doveva scontare una pena di 10 mesi a domicilio quando un carabiniere di Longiano lo riconobbe a spasso per Savignano sul Rubicone e lo ammanettò nuovamente.

Ieri mattina nell’aula del giudice Elisabetta Giorgi è tornato per il rito direttissimo, difeso dall’avvocato Mauro Guidi.

In queste settimane di detenzione ai domiciliari in attesa di giudizio era uscito più di una volta. Si era procurato infatti a cadenza regolare delle lesioni con un coltello. Una volta sostenendo di volersi strappare dalla pelle un tatuaggio che gli ricordava una storia sentimentale finita male. Altre volte tagliandosi alle braccia ed un’altra ancora colpendosi all’addome. Il sospetto degli investigatori era quello che tentasse soprattutto di venir ricoverato in Psichiatria. Per non subire conseguenze dalle accuse che ieri lo aspettavano in aula.

I sei accessi in pronto soccorso delle ultime settimane per ora non gli sono valse certificazioni di minorata capacità mentale.

Così, sia pur in rito Abbreviato, il processo ieri si è svolto senza particolari sospensioni per rivedere la procedura e l’imputabilità del 25enne.

Al giudice i carabinieri avevano già raccontato in sede di convalida i motivi che avevano spinto all’arresto, partendo dalla denuncia di tentata estorsione ricevuta dall’uomo che veniva ricattato sessualmente. Per A.S. così è stata letta una sentenza di condanna. Che conteneva anche un’accusa di furto per degli orecchini trovati in suo possesso. Tre anni e cinque mesi di reclusione la pena sancita.

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