Ri-generare la plastica per ridurre i rifiuti

Il recupero della plastica rientra a tutti gli effetti nell’economia circolare. L’Italia è tra le nazioni europee più virtuose e ha un ruolo da leader anche nel Bacino del Mediterraneo. Tutto ciò è stato possibile grazie a un sistema, quello del Conai (il Consorzio nazionale degli imballaggi), di cui fa parte il Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Antonio Protopapa, direttore della Ricerca e Sviluppo, è a Omc per parlare proprio di questa nuova vita della plastica e dell’evoluzione prevista nel futuro.

Ingegner Protopapa, cos’è un imballaggio?

«Formalmente è quell’oggetto che consente di trasportare un bene da un luogo di produzione a quello di consumo. Possono essere il flacone del detersivo e la bottiglia di plastica, ma anche la gruccia di un vestito acquistato al negozio. Un imballaggio si divide in primario (quando è a contatto del bene, come la bottiglia dell’acqua), secondario (quando avvolge una confezione di bottiglie, per esempio), o terziario (quando tutte le bottiglie vengono avvolte per essere trasportare su un camion)»

Di quali rifiuti si occupa il Corepla?

«Ci occupiamo dell’imballaggio che viene smaltito dai consumatori. Quindi, per tornare all’esempio appena fatto, generalmente quello primario e secondario. Il terziario è quasi sempre un tipo di rifiuto industriale. Il Consorzio Corepla fa parte del Conai, il consorzio nazionale degli imballaggi, nato per effetto del Decreto Ronchi che ha previsto che chi immette un imballaggio nel mercato deve farsi carico di recuperarlo. In pratica tutti pagano un contributo e noi con quei fondi andiamo a riciclare. Può capitare che la gruccia di uno stesso materiale abbia quindi due percorsi diversi. Uno è quello che passa dal commerciante che ha dato la gruccia per portare a casa l’abito appena comprato dal negozio. Con l’altro la gruccia arriva sempre a casa ma è stata acquistata direttamente da un negozio di casalinghi e quindi non ha un uso legato al trasporto. Nel primo caso il commerciante ha pagato il contributo Conai per lo smaltimento del bene d’imballaggio, nel secondo non è accaduto per quella gruccia».

Qual è il rapporto che avete con le aziende che si occupano della raccolta?

«Il camioncino dei rifiuti passa davanti al cassonetto e viene riempito. Poi consegna il contenuto a Corepla e viene fatta la selezione. Con un flusso omogeneo lo diamo ai riciclatori che provvedono a lavare quella plastica, asciugarla, macinarla e confezionarla in piccoli granuli per essere usata in nuove applicazioni».

Cosa ci si fa con la plastica riciclata?

«Le bottiglie possono tornare bottiglie. Ma ci si possono fare anche vaschette o fibre di poliestere. Con queste si fa tessuto di pile, magliette, costumi da bagno. Se in casa invece ci sono ancora imballaggi flessibili, come la busta dell’insalata, possono diventare sacchetti dell’immondizia. Ma con la plastica si possono realizzare oggetti per le attività all’aperto, come le panchine e anche i casalinghi»

Ad Omc parlerà di economia circolare. Come cambierà il mondo della plastica?

«Il paradigma cambia perché c’è bisogno di un riciclo complesso che intervenga sulla struttura della materia plastica, distruggendola e facendola tornare a materiali di partenza. Per poterlo fare abbiamo bisogno di preparare il materiale in materia opportuna. Per l’utente finale in futuro non cambierà niente, ma per il settore sì. Oltre al riciclo meccanico ci sarà quello chimico, grazie al quale non manderemo più molto materiale al recupero energetico (quindi, all’incenerimento, ndr) ma ricicleremo chimicamente per fare in modo di costruire plastiche identiche al petrolio. La materia sarà uguale a quella vergine. Il grande vantaggio è che in questo modo si riciclerà anche il non riciclabile: un’azione fondamentale per un’economia circolare».

È alto l’interesse attorno a questo progetto?

«C’è un fervente movimento in Europa per fare, dal prossimo anno, i primi investimenti. Si parla di centinaia di migliaia di tonnellate con fondi per almeno 2 miliardi di euro fino al 2025 e altri 5 entro il 2030».

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