Resti di chiesa dagli scavi in piazzetta San Martino a Rimini

RIMINI. L’emergere dei resti della chiesa di San Martino obbliga a una sospensione dei lavori di scavo nella piazzetta che prende il nome proprio dall’antico edificio dedicato al santo. Il progetto del posizionamento della lama d’acqua da parte di Hera dovrà quindi essere modificato di concerto con la Soprintendenza e i progettisti del Museo Fellini, valutando le soluzioni più opportune e compatibili con i ritrovamenti emersi, anche se, spiega l’amministrazione comunale attraverso una nota, nel rispetto del cronoprogramma. Ricordiamo che in piazzetta San Martino è prevista la realizzazione dei sottoservizi propedeutici al progetto di riqualificazione urbana denominato Museo Fellini – Connessioni Urbane. Gli attuali ritrovamenti, consistenti in tracce di muri e due strutture cilindriche forse riconducibili a ossari, si localizzano nella porzione nord est rivolta verso via Beccari mentre la parte centrale verso il retro del Fulgor risulta rimaneggiata in epoche recenti. Resti riconducibili appunto alla chiesa di San Martino nonché alla connessa area cimiteriale.

Le attività richieste dalla Soprintendenza già in fase progettuale ed autorizzativa condotte fin’ora – spiega l’amministrazione comunale –, confermano quanto rappresentato nelle relazioni di archeologia preventiva allegate al progetto approvato, seppur i ritrovamenti si attestano, in alcuni punti, a quote più superficiali rispetto a quelle attese e richiederanno una revisione progettuale della lama d’acqua e dell’installazione prevista dai progettisti del Museo Fellini a centro piazza.
A seguito di quanto emerso dunque, per permettere un corretto inquadramento delle strutture, si provvederà ad eseguire uno scavo archeologico di tipo stratigrafico funzionale alla delimitazione della struttura della chiesa e alla definizione delle sue caratteristiche, come richiesto dalla Soprintendenza di Ravenna.
Dato il rischio archeologico già evidenziato in fase progettuale – sottolinea l’amministrazione comunale –, il cronoprogramma di cantiere aveva già previsto organizzazioni alternative dei lavori in appalto, in modo da consentire sia il prosieguo delle attività di posa dei sottoservizi nelle altre porzioni dell’area di intervento, sia la prosecuzione degli approfondimenti archeologici richiesti nel rispetto delle tempistiche di fine lavori.

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