Responsabilità penale, i sindaci chiedono di cambiare le norme

RIMINI. “Non è certo l’impunità che viene chiesta, ma che ci sia diretta corrispondenza fra l’azione amministrativa ed eventuali imputazioni di responsabilità, e per questo è necessario cambiare le norme”. Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, sintetizza, in un post sulla propria pagina Facebook, le ragioni che hanno spinto oltre 600 primi cittadini italiani a partecipare, oggi, alla manifestazione organizzata a Roma dall’Anci per “chiedere di poter lavorare senza incorrere in inchieste penali dove il presupposto è che siano responsabili di tutto quello che accade nel loro Comune”. Alla manifestazione hanno preso parte anche numerosi sindaci emiliano-romagnoli, provenienti dai capoluoghi di provincia della regione e non solo. C’era, ad esempio, il primo cittadino di Ferrara, Alan Fabbri, delegato Anci in materia di Politiche istituzionali, riforme e autonomie, che in una nota da un lato dichiara di “confidare nella collaborazione del Governo, nella capacità di ascolto del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e nella sensibilità dei parlamentari affinché siano messe le basi per un cambiamento positivo a tutela delle amministrazioni locali”, e dall’altro chiede, al pari dei suoi colleghi, di “ottenere adeguati spazi di ascolto e di proposta anche nella definizione delle strategie di rilancio a livello nazionale”, spiegando che “la nostra presenza a Roma oggi non è una protesta, ma una mano tesa al Governo”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, secondo cui “quello che oggi abbiamo chiesto è rispetto e dignità”.

I sindaci, dice Gnassi, chiedono “rispetto per una figura istituzionale che nell’immaginario collettivo viene individuata come responsabile di qualsiasi cosa accada nel proprio Comune, al di là delle effettive competenze e a fronte di poteri limitati e di leggi oggettivamente colpevolizzanti, e dignità perché finalmente anche i sindaci siano coinvolti strutturalmente nelle decisioni nazionali, senza doverne solo subire i riflessi”. Da parte sua, il primo cittadino di Parma, Federico Pizzarotti, richiama la propria esperienza personale, ricordando su Facebook che “in nove anni ho ricevuto sei avvisi di garanzia e sono stato indagato per abuso d’ufficio, turbativa d’asta, disastro colposo, truffa ai danni dello Stato e alcuni altri reati”, e precisando che “mai una volta sono andato a giudizio, a dimostrazione della piena correttezza del mio operato. Ma così- conclude Pizzarotti- è davvero difficile andare avanti: oggi per fare il sindaco ci vuole molto coraggio”. Sulla manifestazione odierna dice infine la sua, su Facebook e in una nota, il sindaco di Imola, Marco Panieri, presente a Roma assieme ai primi cittadini dei Comuni del Circondario imolese. Anche Panieri afferma di essersi recato nella Capitale “per difendere la dignità e la reputazione degli amministratori locali, e per evidenziare le difficoltà ad operare nella funzione di sindaco”, spiegando che “non ci spaventano lavoro e responsabilità, ma vogliamo il diritto di non sentirci addosso giudizi per colpe non nostre. Ci sono migliaia di colleghi che hanno pagato ingiustamente, assolti, e a cui nessuno ha chiesto scusa”.

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