Residenze digitali al teatro Dimora di Mondaino

L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino si fa esploratore dello spazio scenico digitale. È il nuovo partner del bando per le Residenze digitali alla seconda edizione che vede coinvolti nove partner, sei progetti artistici da selezionare. Ne abbiamo parlato con il direttore Fabio Biondi.

Cosa sono le Residenze digitali?

«Una possibilità per gli artisti di riflettere sul valore della rete che agisce e interagisce nei processi di creazione e composizione di un’opera. Le Residenze digitali non sono parenti del teatro in streaming. Escludono la possibilità di trasferire e riprodurre il teatro in video, semplicemente da un mezzo all’altro. Non sono ammesse letture o riprese video di testi o spettacoli già realizzati».

Quindi gli artisti cosa sono stati invitati a realizzare?

«Progetti artistici inediti per esplorare e abitare lo spazio creativo del web. Per questo motivo è indispensabile concepire il valore drammaturgico della rete, inteso come linguaggio espressivo che attraversa e contamina le arti sceniche e performative del nostro tempo».

Perché sono state pensate e proposte?

«La pandemia ha creato uno squarcio profondo che di fatto impedisce agli artisti e ai lavoratori dello spettacolo di esprimere le proprie vite. Questo progetto in parte offre una buona occasione per mantenere in vita la necessità dello studio e della ricerca. Prima della grave crisi messa in luce dalla pandemia, gli artisti si sono sempre interrogati sulle connessioni fra arti sceniche e nuove tecnologie. Il nostro obiettivo è quello di stimolare gli artisti delle performing arts a progettare un’opera digitale, come ulteriore o diversa declinazione della loro ricerca autoriale».

In cosa si discostano dalle residenze creative realizzate in teatro?

«Dai significati di spazio e tempo che incidono sulle relazioni di prossimità e caratterizzano la durata e il sentimento di una residenza creativa realizzata in teatro. Le Residenze digitali devono affrontare altri codici espressivi e di racconto dell’esperienza che comprendono l’espansione dei confini e il punto di vista dello spettatore, che rimane determinante».

In che modo si può salvare questo rapporto?

«Personalmente credo che lo spettacolo dal vivo non potrà mai prescindere dalla presenza del pubblico in sala, degli sguardi addosso ai corpi. Eppure, sono convinto che si debba procedere anche nella direzione di uno studio approfondito sulla vitalità delle scene digitali, come del resto avviene in molti altri campi delle ricerche artistiche, umanistiche e scientifiche».

In questa seconda edizione, del 2021, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino è un nuovo partner del Centro di Residenza della Toscana che il bando lo ha ideato.. Perché ne avete preso parte?

«Per comprendere e sperimentare un’altra possibilità di dialogo con gli artisti e condivisione di un processo di creazione che utilizza altri dispositivi di conoscenza, informazione e comunicazione. È istruttivo per noi sostenere un nuovo progetto di rete composto da diverse strutture nazionali che hanno in comune un’esigenza che non è dettata solo dalla contingenza del momento, ma apre delle prospettive stimolanti per approfondire i legami fra arte, scienza e tecnologie applicate”.

Al di là delle difficoltà legate alla pandemia che tiene chiusi i teatri, gli spazi scenici, i cinema, qual è il significato di un’esplorazione dello spazio digitale nel percorso di un autore?

«Indagare e sperimentare altre opportunità di studio, ricerca e produzione di un’opera d’arte. Ciò anche se “l’ambiente digitale” non appartiene all’identità culturale di molti artisti e non fa parte del bagaglio di conoscenze artistiche con le quali di solito gli autori attraversano i teatri».

In pratica si aprono nuove frontiere.

«Per le sensibilità del nostro tempo un artista potrebbe dotarsi di maggiori strumenti per analizzare e interpretare i paradigmi dell’arte che si intersecano anche con le innovazioni tecnologie e lo spazio digitale. In questo periodo di profondo disagio economico e culturale appare un po’ semplicistico contrapporre il “teatro in presenza” con il “teatro digitale”. Il tema è complesso e la storia non ci consegna un contrasto, bensì un dialogo ravvicinato con risultati molto interessanti. L’universo dell’arte oggi è scosso da profondi conflitti politici e sociali che hanno trovato nella rete un motore di ricerca e di espressione artistica: una nuova piazza del sapere per una comunità virtuale».

Qual è il vostro auspicio?

«Che si riesca nel tempo ad alimentare un dialogo serrato fra le attività in presenza e quelle in rete. Vogliamo esplorare ulteriori opportunità di creazione verso nuove sfide concettuali».

Come procede l’attività e quali le sfide da voi messe in atto?

«In questo periodo di tragedia collettiva, il teatro nel bosco dell’Arboreto ha scelto, dal 1° giugno 2020, di non interrompere le relazioni con gli artisti. Ci siamo impegnati al massimo per rimanere vicini agli artisti e a tutti i lavoratori dello spettacolo, continuando a riconoscere un contributo economico importante per i progetti di residenza. Il nostro obiettivo sarà sempre quello di valorizzare il “tempo sospeso” delle residenze, interpretate sempre di più come atti generosi e sconsiderati per perdersi lungo le strade che conducono verso la bellezza necessaria della cultura e dell’arte».

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