Reni, Cantarini e Gennari: tre mostre al Museo di Rimini

Guido Reni, ma anche Simone Cantarini e Benedetto Gennari. Ai tre artisti saranno dedicate le tre mostre che Rimini si prepara ad accogliere nei mesi primaverili.

Da poco salutata la Madonna Diotallevi del giovane Raffaello, tornata a Berlino al termine del periodo di prestito segnato dall’emergenza sanitaria che ha limitato la possibilità per il pubblico di ammirare la tavola, il Museo della Città di Rimini si prepara dunque ad accogliere altri capolavori. In una nota il Comune informa che a partire dalle prossime settimane, terminate le procedure autorizzative da parte della Soprintendenza, il museo esporrà Paesaggio con Amorini in gioco di Guido Reni, (Bologna, 4 novembre 1575 – Bologna, 18 agosto 1642) considerato tra i grandi pittori del Seicento.

Il dipinto, di proprietà di un gallerista privato, arriverà a Rimini da Pesaro grazie alla collaborazione di Massimo Pulini, artista, critico e già assessore alla Cultura del Comune di Rimini, tra i primi ad attribuire il dipinto alla mano dell’artista emiliano e autore di un saggio dedicato agli “Amorini in gioco”.

La mostra dedicata all’opera di Reni sarà probabilmente l’ultima in ordine cronologico a essere allestita: prima si potranno ammirare Benedetto Gennari e Simone Cantarini. Intanto, in attesa del completamento dell’iter autorizzativo, si stanno definendo i dettagli dell’allestimento che sarà al centro di uno speciale percorso espositivo tutto da scoprire.

Pulini, cosa può dirci delle prossime esposizioni riminesi?

«“Il racconto delle scoperte” è il titolo che ho dato a un progetto che prevede in tre distinti periodi l’esposizione di singole e inedite opere. Più che una mostra, l’iniziativa vuole essere il punto di riferimento di una sorta di racconto intorno a un capolavoro. Anche se il dipinto di Guido Reni è quello di maggior spicco, l’intera proposta nel suo insieme prevede altre due tappe con opere di artisti altrettanto importanti: arriveranno a Rimini il Ritratto di Alessandro Tassoni (poeta) di Simone Cantarini (Pesaro, aprile 1612 – Verona, 1648) e la Madonna con il bambino di Benedetto Gennari (Cento, 19 ottobre 1633 – Bologna, 9 dicembre 1715), nipote del Guercino, che dipinse per l’allora regina d’Inghilterra, Caterina di Braganza, portoghese, sposa di Carlo II. Il pittore trascorse dodici anni della sua vita alla corte inglese nel breve periodo di regno cattolico».

A chi appartiene l’opera di Guido Reni?

«Paesaggio con Amorini in gioco è di proprietà di una galleria antiquaria, ma in origine il dipinto si trovava a Palazzo Farnese, a Roma. A Rimini il dipinto verrà esposto insieme al Ritratto del committente del Domenichino (Domenico Zampieri, Bologna, 21 ottobre 1581 – Napoli, 6 aprile 1641), artista altrettanto importante».

Può raccontarci qualcosa di più del dipinto di Reni?

« Paesaggio con Amorini in gioco è un’opera giovanile dell’artista, realizzata nel 1600 o al massimo 1601. Questa primizia, nell’arco dell’attività di Reni, fa capire come il suo genio aveva già aperto strade – che avrebbe successivamente abbandonato – riprese poi da altri. Non è un caso che questo dipinto sia passato all’asta sotto il nome di Francesco Albani, il pittore amico che ha creato queste tematiche arcadiche, dove all’interno di un paesaggio ideale si muovono e giocano e vivono certe figure del mito. Dodici, quindici anni prima che Albani iniziasse a realizzare questi lavori per i quali è divenuto famoso, a dare l’avvio a questo genere era stato proprio Guido Reni».

Come nasce la scelta di proporre un’esposizione focalizzata su un’unica opera?

«Credo che il futuro dei musei sia nel racconto. I fruitori hanno sempre più bisogno di ascoltare una ricostruzione della storia attraverso una narrazione che non si limiti in maniera fredda all’elenco di dipinti con didascalia. Davanti a un’opera d’arte il termine del racconto è fondamentale per accompagnare anche alla lettura di un artista».

L’opera di Guido Reni in breve

Guido Reni dipinge quattordici “amori bambini” in uno scenario naturale tra arbusti e alberi e sullo sfondo un orizzonte cristallino.

«L’incantevole dipinto parla di un attimo infinito che dispiega diversi eventi simultanei – scrive Pulini nel saggio pubblicato da Altomani & Sons – nessuno dei quali vanta un dominio sugli altri, anche se tutti gli episodi formano un insieme simbolico. Ogni accadimento è iscritto in un presente antico, fissato nell’eterno, nel tempo immutabile del mito e nell’ambra trasparente della pittura. L’amore gioca scherzi mancini e si fa beffa dell’amore, questo sembra suggerirci la visione».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui