Relazioni amorose e trame complicate

Silenzi interminabili, assenze pesanti come macigni, triangolazioni che provocano estrema sofferenza e poi all’improvviso una dolce e attenta dedizione che fa dimenticare in un lampo tutto ciò che fino ad allora non ha funzionato. A volte le relazioni amorose si trasformano in trame complicate, che fanno soffrire e dalle quali non si riesce a uscire. Di amori complicati e di personalità che rischiano di rimanere incastrate in dinamiche dolorose ce ne parla Annamaria Voci, psicologa e psicoterapeuta attiva sul Ravennate.

Dottoressa, le capitano spesso in terapia coppie che pur amandosi non riescono a non farsi del male?

«Assolutamente sì. Per spiegare meglio queste dinamiche così complicate mi rifaccio al mito di Narciso e della ninfa Eco, l’uno di proverbiale bellezza e l’altra che si innamora di lui, ma che, per un castigo, può pronunciare solo l’ultima parola detta dal suo interlocutore. La ninfa riesce a trovare un modo per esprimere il suo amore, ma lui rimane indifferente. A quel punto una maledizione si abbatte anche su Narciso, che innamorato della sua immagine, muore affogato in un fiume nel tentativo di avvicinarvisi. Il mito presenta il narcisista e colei che soffre di dipendenza affettiva; due personalità che spesso si incontrano, ma per fortuna la realtà differisce dalla fine tragica del mito».

Quali sono le caratteristiche in amore di una persona narcisista?

Si tratta di una persona con idee di grandiosità, con un forte bisogno di ammirazione, che fatica a provare empatia. Quando si avvicina a un’altra persona, non sempre queste caratteristiche sono evidenti, ma tende, invece, a intuire i suoi bisogni e ad assecondarla nei suoi desideri. Il narcisista, nella fase iniziale, può essere molto attento e pieno di attenzioni. Poi piano piano, ritorna sempre più sui propri bisogni, solo apparentemente messi da parte e comincia a non “vedere” più l’altra e a essere concentrato solo sulle sue emozioni, per tornare ad avere nuovi slanci di innamoramento che spesso si esprimono in gesti romantici e plateali, quando l’altra cerca di uscire dalla relazione. Si tratta di un meccanismo complesso che guida il comportamento di chi presenta questo tipo di personalità».

Dall’altra parte c’è una donna che si lascia ammaliare e che fatica a uscire dalla relazione?

«Esattamente. La personalità dipendente, dal suo canto, è caratterizzata da un eccessivo bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei, tanto forte che spesso arriva a comportamenti di sottomissione. Questo bisogno non le permette di vedere effettivamente chi ha davanti, ma solo la necessità di tenerlo vicino a sé. Questo tipo di personalità presenta caratteristiche che le fanno sperimentare l’abbandono; si tratta di una donna che tende a sminuirsi, a non riconoscersi nel suo valore, che pensa di non riuscire a vivere senza l’altro».

Che cosa accade quando si incontrano?

«Spesso si trovano a vivere momenti di confusione, di angoscia che deriva dalla situazione presente e dalle storie personali, perché entrambi, in maniere differenti, provengono da un passato in cui l’amore genitoriale è stato carente o non del tutto efficace. Hanno reagito, poi, in due modi differenti: l’uno ha scelto di mascherare questa sofferenza, concentrandosi su di sé; l’altra andando disperatamente alla ricerca di qualcuno che possa riempire questa voragine, ed entrambi cadono in un vuoto, che è il proprio, ma anche quello dell’altro. Si nutrono l’uno della sofferenza dell’altro».

Che cosa si può fare in terapia per aiutare queste coppie?

«Innanzitutto, arrivano in terapia soprattutto quando ci sono dei figli, oppure quando lei, stanca di ricevere “briciole” entra in crisi e minaccia di lasciarlo; allora lui fatica a tollerare questa situazione e decidono di chiedere un aiuto. Ciò che entrambi devono imparare a fare è ascoltare i propri bisogni. Tutto passa attraverso l’aumento della consapevolezza: riconoscere il proprio punto di vista, ma lasciare spazio anche alle emozioni dell’altra persona. Spesso c’è la necessità anche di un lavoro personale, che riconsideri la propria storia e i traumi pregressi. Solo quando si riesce a stare abbastanza bene con sé stessi, si riesce veramente ad amare qualcun altro».

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