Relazione Dia: “La crisi attira le mafie in Romagna”

«L’emergenza economica e finanziaria determinata dalla pandemia non ha risparmiato nemmeno un territorio florido come quello emiliano-romagnolo, ove il rischio di infiltrazione criminale è concreto». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia, nella sua ultima relazione semestrale, nel capitolo dove approfondisce le proiezioni della criminalità organizzata in Emilia-Romagna.

La crisi è un richiamo per le mafie: «Piccole e medie imprese a prezzi di saldo – segnala la Dia – potrebbero diventare un potenziale affare per la criminalità organizzata, sempre pronta ad approfittare della crisi economico-finanziaria, speculando sulle inevitabili difficoltà che hanno colpito moltissimi imprenditori. Dalla ristorazione, al comparto alberghiero e alle piccole ditte commerciali, si presenta il concreto rischio che, per far fronte a spese di gestione ordinarie, pur in assenza di ricavi, molte attività vengano svendute alle associazioni malavitose».

La relazione nazionale è stata trasmessa dal ministro degli Interni Lamorgese alla Camera dei deputati e riguarda il primo semestre del 2020, caratterizzato dall’emergenza sanitaria. A livello locale i prefetti si stanno dando da fare per monitorare l’evoluzione dell’emergenza: un processo che, se gestito male, può riservare inedite opportunità di espansione all’economia criminale. Quella della Dia è una periodica fotografia della situazione. «Nella provincia di Forlì-Cesena – si legge – è stata registrata, nel tempo, la presenza di elementi riconducibili a cosche del reggino, Condello e De Stefano, in particolare, del Vibonese, i Mancuso, nonché clan camorristici, come i maranesi Nuvoletta».

A Ravenna, il 12 maggio 2020, a conclusione dell’indagine denominata “Robbed Cheese” la polizia ha eseguito una misura cautelare nei confronti di sette italiani, tre albanesi e un marocchino componenti di una banda di narcotrafficanti. A Ravenna, come a Rimini, si appuntano più che altrove in Romagna, gli interessi del Casalesi.

«La provincia di Rimini, in particolare, attrae da tempo l’interesse delle organizzazioni criminali di varia matrice, sia per gli investimenti nel settore turistico-alberghiero, sia per il traffico e lo spaccio di stupefacenti». La camorra, tra tutte, maggiormente si è mostrata attiva sul territorio, talvolta, trasferendo nel contesto riminese anche le tipiche criticità partenopee. Una situazione già emersa nella relazione del semestre precedente. Nel rapporto viene citato il sequestro eseguito dalla Guardia di Finanza, il 19 aprile 2020, tra le province di Rimini, Pesaro e Napoli, che ha riguardato beni riconducibili a un sessantenne, ritenuto «elemento di spicco del clan Mallardo». a.r.

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