Reddito di cittadinanza, a Forlì i beneficiari crescono del 30%

Dal 2019 al 2020 i nuclei familiari beneficiari del Reddito di cittadinanza hanno registrato un aumento del 30,4%. Erano 2.433 e sono diventati 3.173, e da gennaio a maggio del 2021 la cifra delle famiglie percettrici della misura introdotta dal Movimento 5 stelle ha già quasi raggiunto il totale dell’anno precedente. Dati diffusi dall’Inps, secondo cui, fino a maggio, erano 3.033 i nuclei familiari della provincia di Forlì – Cesena (per un importo medio di 465, 58 euro), a cui è stato riconosciuto il diritto di ricevere il “bonus” elargito dallo Stato. Dati che «non stupiscono», ammette Maria Giorgini, segretaria provinciale della Cgil. «Tremila nuclei familiari rappresentano l’1,6% della popolazione – spiega la sindacalista – e considerando i 3.755 posti di lavoro persi a causa della pandemia è la misura che mi sarei aspettata». A causa del dilagare del Covid-19 e delle restrizioni messe in campo per arginare il contagio, l’occupazione ha subito una flessione «importante anche nella nostra provincia», sottolinea Giorgini, andando a colpire soprattutto le categorie più fragili, come quella femminile. Le donne lavoratrici, ricorda, «sono diminuite del 6%». E proprio alle frange più fragili della popolazione, in base alle analisi della sindacalista, viene in soccorso il Reddito di cittadinanza. «I percettori – afferma Giorgini – sono persone indigenti, con profili di grossa fragilità, per cui il mercato del lavoro non è partito. È una misura che va mantenuta per garantire una fascia minima di sussistenza per le persone che sono in difficoltà». A percepire il Reddito, ricorda Giorgini, sono cittadini che «hanno un Isee familiare inferioere a 9.360 euro all’anno, residenti in Italia da almeno 10 anni: povertà conclamata», ribadisce. Ed è proprio facendo riferimento alle condizioni economiche dei beneficiari che la segretaria generale di Cgil afferma la necessità della misura. Misura alla quale, però, sottolinea bene, «è doveroso affiancare una politica di creazione di posti di lavoro, anche attraverso finanziamenti pubblici». Non ultimo, aggiunge Giorgini, «devono essere accentuati i controlli sul rispetto delle regole da parte dei datori di lavoro, perché lo sfruttamento lavorativo è ancora presente, e bisogna impedire l’effetto “dumping”: imprese che abbassando i salari spingono altre imprese a fare lo stesso».

Da Cisl Romagna il giudizio verso il Reddito di cittadinanza è lo stesso. Francesco Marinelli, segretario generale, ribadisce il concetto espresso dalla collega: «Il Reddito va bene come misura di contrasto alla povertà, perché l’emergenza sanitaria ha allargato la forbice delle disuguaglianze e il disagio sociale, ma è stato indubbiamente un fallimento per quanto riguarda l’aspetto legato alle opportunità di lavoro». «Noi – afferma Marinelli – abbiamo sempre espresso perplessità in riferimento al Reddito legato a politiche attive di ricerca del lavoro». Per andare alla radice della questione, dice senza mezzi termini Marinelli, «bisogna creare vere politiche attive del lavoro, perché altrimenti non c’è prospettiva di potersi ricollocare. E bisogna farlo velocemente, sennò non si agganceranno i segnali positivi di ripresa che emergono dal mercato».

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