CESENA. Sono 2.160 le famiglie residenti nel territorio di Forlì-Cesena ad avere ottenuto il reddito di cittadinanza, per un totale di 4.939 persone aiutate. Sono i numeri più bassi tra le 9 province dell’Emilia-Romagna, fatta eccezione per Piacenza. A percepire la pensione di cittadinanza sono invece 464 nuclei, per un totale di 504 anziani. Ma i soldi percepiti sono molti meno di quelli che erano stati ventilati al momento del lancio di queste misure: nel primo caso la media è di 416 euro mensili, mentre per le pensioni non si va oltre i 175 euro.

Dubbi sul reddito di cittadinanza

Partendo da questi dati, il segretario della Uil Marcello Borghetti sviluppa una riflessione: «Sono numeri che possono dare una giusta risposta in termini di sostegno al reddito alle situazioni più fragili, ma il dilagare della povertà e di un diffuso disagio sociale per carenza di reddito, non trova risposta da questi strumenti. Sul fronte dell’inclusione al lavoro, non saranno certo i lavori socialmente utili che realizzeranno le politiche attive, perché i posti di lavoro e di qualità, e la distribuzione del reddito e della contrattazione, hanno bisogno di un deciso cambio di rotta, nelle politiche industriali, negli investimenti per infrastrutture, nella lotta all’illegalità, all’evasione fiscale e in una riforma fiscale che ripristini l’equità, nonché in un rilancio del nostro Stato sociale pubblico, a partire da scuola e sanità».

Un nuovo Patto per il lavoro

Il messaggio è rivolto in particolare ai politici che si stanno per affrontare alle elezioni regionali del 26 gennaio. «Auspichiamo che la nostra Regione realizzi un modello di sviluppo, fondato sul benessere, su coesione, solidarietà e legalità, con un forte rilancio di uno sviluppo contrassegnato da lavoro di qualità, da un incremento dei redditi, da una forte inclusione di donne e giovani nel lavoro, da un consolidamento dei sistemi di stato sociale, a sostegno dei pensionati, delle famiglie e delle fragilità. La Uil auspica che chiunque governerà la Regione prosegua la strada del Patto per il lavoro regionale, accogliendo le nuove richieste che le organizzazioni sindacali hanno proposto per migliorare la condizione di lavoratori, di chi cerca lavoro o ha lavori precari e dei pensionati. Il punto centrale di qualsiasi politica attiva sul lavoro è che senza redistribuzione non c’è sviluppo, così come è evidente che l’evasione fiscale è un cancro che sottrae risorse allo sviluppo, al rilancio degli investimenti per le infrastrutture e allo stato sociale, attuando una iniqua ripartizione fra cittadini. In particolare in Romagna occorre fare un salto di qualità per un rilancio dello sviluppo e per un contrasto ad un diffondersi di lavoro precario e poco pagato, con diffusione di lavoro nero e grigio, di infortuni, di applicazione di contratti di comodo e di una diffusa avversione verso la contrattazione di secondo livello».

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