Rebola, i segreti del successo

Ha appena un anno di vita, ma il progetto “Rimini Rebola” ha già raggiunto il suo primo importante traguardo. I diciassette produttori che si sono riuniti per dare corso a lavoro comune per la valorizzazione di questo storico vitigno, infatti, hanno già terminato quasi tutte le scorte di bottiglie prodotte l’anno scorso. Solo tre aziende anche ancora in cantina qualche rimanenza, ma è evidente che la novità è stata supportata da una grande qualità. E il mercato l’ha recepito, mandando praticamente in sold out tutto il prodotto prima ancora che dell’uscita delle nuove bottiglie, prevista per l’aprile del prossimo anno. Quanto ottenuto dalle rebole riminesi è la dimostrazione plastica di come l’unione, davvero, faccia la forza. Per la prima volta in Romagna gli imprenditori del vino hanno scelto di lavorare insieme, mettendo in piedi un piano coordinato di strategie produttive e comunicative. Basta, insomma, cercare di fare le scarpe al vicino di casa, per provare a portare nel mondo del vino un concetto nuovo, di esaltazione di un territorio nella sua interezza. Un modo molto francese di ragionare sul nettare di Dioniso, che non per caso sono i numeri uno al mondo quando si parla di vini. Da tempo le regioni del Bordeaux, della Borgogna, dello Champagne ragionano in termini di gruppo, e i risultati si vedono. In Italia ci sono sicuramente riuscite le Langhe con il loro Barolo e, in qualche modo, anche Montalcino con il prelibato Brunello. Ora ci prova anche la Romagna, con questo bianco tutto particolare che è diventato il simbolo di una provincia intera.

Dietro le quinte

«Gli andamenti delle vendite dimostrano che quando si affronta il mercato in modo coordinato i risultati arrivano» commenta Luca Ioli l’uomo marketing del progetto “Rimini Rebola”, che ne segue le fasi operative. «È oramai chiaro – spiega – che il successo della singola cantina non basta. Se si inseriscono i percorsi di qualità interni in un progetto territoriale sul racconto del vino ne beneficiano tutti gli attori, non solo i produttori ma anche i ristoratori». Ecco perché la rebola è stata la grande protagonista di eventi come Al Meni e in generale dell’estate. Chiaro che operazioni come queste, per essere incisive, devono partire dalla qualità del prodotto, in questo caso garantito dalla presenza di attori di rilievo quali Daniele Cernilli, Luca D’Attoma, Francesco Bordini e Giancarlo Soverchia. «Il nostro obiettivo ora è di penetrare con operazioni di presenza in eventi e nella ristorazione le piazze di Milano e Bologna – aggiunge Luca Ioli –. Siamo a buon punto su Milano, dove prevediamo un primo approccio ad ottobre, mentre su Bologna pensiamo alla primavera 2022».

Scopo del progetto è però anche quello di incentivare l’enoturismo tra le cantine riminesi, sollecitando quindi a produttori ad investire anche sull’architettura delle loro cantine. «Siamo in Italia – ricorda sempre Ioli – e per questo dobbiamo necessariamente avere come punto di riferimento il bello».

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