Re Umberto I a Rimini nel 1888, accoglienza festosa

Mar 3 Settembre 2019 | MANLIO MASINI


Re Umberto I a Rimini nel 1888, accoglienza festosa

Sun 15 September 2019 | MANLIO MASINI

RIMINI. «M’aspettavo dai Riminesi un’accoglienza festosa… ma quel che vedo e sento sorpassa ogni mia aspettativa. Di una dimostrazione così popolare, così spontanea e così democratica serberò memoria per tutta la vita».
È Umberto I che parla e le parole, riportate dal giornale monarchico Italia, si riferiscono alla visita fatta alla città il 30 agosto 1888.
Una Rimini “monarchica”?
Il sovrano non è il solo a rimanere sorpreso per la festosa accoglienza. A meravigliarsi sono un po’ tutti. La fama dei riminesi ostinati estremisti, anarchici e repubblicani è talmente nota che un giornale romano, non riuscendo a giustificare tanto calore savoiardo, attribuisce le acclamazioni non agli abitanti della città malatestiana, tutti rintanati in casa a tramare non si sa bene cosa, ma agli «otto-diecimila bagnanti presenti sul lido».


L’affermazione, oltre a essere ingenerosa, è anche avventata. Quel numero di forestieri, infatti, Rimini non riesce a raggiungerlo nell’arco di un’intera stagione. Figurarsi il 30 agosto, quando la chiusura dei bagni è imminente e le presenze sulla spiaggia si riducono all’osso.
Dove sono le bombe?
A rendere giustizia alla paternità degli applausi ci pensa il Corriere dei bagni. Il foglio, divulgatore di notiziole della calura, il 5 settembre 1888 si chiede con garbata ironia come mai i riminesi, che secondo il «bene informato» periodico della capitale sono rimasti a casa a preparare bombe, non le abbiano poi lanciate?
Senza dar credito ad assurde “sparate” di stampa «male informata», rimane il grande e genuino e sotto certi aspetti persino inspiegabile tributo di affetto offerto dalla popolazione al sovrano.
La cronaca dell’evento
I particolari di cronaca del gran giorno, che riassumiamo per sommi capi, li abbiamo da Italia del 1° settembre 1888. Il convoglio reale, preceduto di qualche minuto dal treno staffetta, arriva alla stazione alle quattordici e venti.

Umberto I, «in bassa tenuta da generale», soliti baffoni e sorriso smagliante, è accompagnato dal principe ereditario, il futuro Vittorio Emanuele III. Ad attenderli, in mezzo a un foltissimo gruppo di persone, ci sono i rappresentanti delle associazioni e i notabili della città: il sindaco Baldini, il sottoprefetto Moretti, il senatore Di Bagno, i deputati Ferrari e Solinas.
Le note della marcia reale, suonate da più bande musicali disposte in diversi punti della stazione, vengono letteralmente coperte dalle assordanti grida di entusiasmo e dagli evviva. È tutto uno sventolio di tricolori, stendardi e festoni colorati.
Un lungo corteo
Dopo i convenevoli del cerimoniale, si mette in moto un lungo corteo. Il percorso che conduce le carrozze al palazzo comunale è gremito di folla; le case sono addobbate con coperte e bandiere, dalle finestre e dai balconi si agitano cappelli e fazzoletti, si grida, si gettano fiori.
Il «trionfo» raggiunge il culmine in piazza Cavour. Qui una marea di popolo acclama il sovrano con tale insistenza da indurlo ad affacciarsi per ben due volte, «prima alla ringhiera di mezzo, poi all’altra che è sull’angolo del corso d’Augusto».
Dopo le udienze alle autorità e gli incontri concessi ai delegati delle categorie, la carovana reale si rimette in moto in direzione dello Stabilimento bagni.


Anche a marina si festeggia il re
A marina esplode un’ondata impetuosa di entusiasmo. Non è possibile frenarne l’irruenza; non sono sufficienti le transenne, gli steccati e l’accurato servizio d’ordine. La gente invade gli spazi riservati, si porta a ridosso del sovrano, lo tocca, lo trascina, lo sorregge…
In stazione, per la partenza, si ripetono le stesse spontanee espressioni dell’arrivo con applausi, acclamazioni e grida: «Viva il re! Viva il principe; viva i Savoia; viva la monarchia». C’è anche chi allarga il tiro e urla: «Vogliamo la regina!»; «La regina a Rimini!».
E gli anarchici? E i repubblicani? Nemmeno l’ombra! E certi propositi bellicosi degli estremisti? Nulla! E i fischi di cui si borbottava alla vigilia del grande evento? Uno solo, lunghissimo, potente: quello del treno reale, mentre si allontana, alle 18.15, alla volta di Forlì.

Quanto voteresti questa pagina?

Clicca sulla stella per votare

Voto medio / 5. Conteggio voti:

Tag:, ,

Scrivi un commento...

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *