RAVENNA. «Le librerie indipendenti, a meno che non venga fatto qualcosa nell’immediato futuro, sono destinate a sparire». Malgrado le parole di Alberta e Angela Longo, proprietarie della Libreria Dante di via Diaz, già di per sé assumano una connotazione quantomeno amara, in alcuni casi potrebbero addirittura definirsi “insufficienti”, inadatte a descrivere una situazione che per ora non sembra accennare a una curva di miglioramento.

Neanche una settimana fa, infatti, la storica Libreria Paravia di Torino, la seconda più antica d’Italia, ha chiuso definitivamente i battenti, non potendo più sostenere i costi di gestione. Nelle ore successive alla chiusura dell’esercizio torinese, aperto da quasi duecento anni, in molti si sono scagliati contro i giganti della distribuzione editoriale, tra cui Amazon. Ma la situazione, almeno stando ai pareri degli addetti ai lavori, in realtà è più complessa. «Amazon e i grandi rivenditori italiani, – continuano le sorelle Longo – spesso direttamente collegati alle case editrici, sicuramente non agevolano la nostra professione, ma non sono nemmeno il male assoluto. Ciò che davvero uccide le librerie – spiega – è la mancanza di lettori nel nostro paese. Non esiste più quel fascino che una volta era riservato ai libri, leggere non è più alla moda».
Al di là della questione culturale, però, anche i librai guardano agli aspetti economici.

Si riferiscono, nello specifico, a una legge che langue in Senato dalla scorsa estate, tra i cui punti compare la limitazione perentoria sullo sconto applicabile alla vendita di un libro. «Lo sconto danneggia gravemente i piccoli negozi di settore. – dice Manuela di Modernissima – Se il saldo massimo applicabile al prezzo di copertina potesse effettivamente passare dal 15% al 5%, in un certo senso anche noi potremmo respirare. Poi, sarebbe necessario che gli editori abbassassero i costi alla fonte. Con il cambio da lira a euro, se prima si pagava l’equivalente di nove euro, ora se ne pagano 18. Noi sopravviviamo perché abbiamo scelto di integrare alla vendita di libri anche altri prodotti selezionati, a volte più richiesti dei libri stessi».
«In Italia esiste una sorta di oligopolio distributivo, – le fanno eco, di nuovo, le Longo – la grande concorrenza, di fatto, vive di sconti, perché alle spalle ha chi può permettersi di vendere un titolo qualsiasi a un prezzo nettamente inferiore rispetto a quello che possiamo esporre noi».

Illustrano, poi, tutto il lavoro di selezione che porta al completamento di una vetrina, che per tutte i librai intervistati è frutto di attenzione, minuzia e lunghe ore di lettura. « L’organizzazione di un teca o di uno scaffale – esordisce Alice, una delle titolari della libreria per ragazzi Momo di via Mazzini – non è per nulla casuale. Si lavora per temi, concetti e filosofia lavorativa. Si sceglie una linea guida precisa e si cerca di seguirla in tutto e per tutto. Noi – aggiunge – siamo un’attività giovane, ancora in crescita, soprattutto perché trattiamo anche la fascia d’età che va da 0 a 3 anni, ma avvertiamo comunque una carenza di lettori che non può far fronte a tutti i libri che vengono pubblicati quotidianamente. Spero in un futuro positivo – conclude – che però otterremo solo con fatica e passione, credendo in qualcosa di più del denaro».

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