RavennAntica propone “Tamo Dante”

La fondazione RavennAntica inaugura “Tamo Dante”, appuntamento espositivo che si inserisce nelle celebrazioni per il settimo centenario dantesco. «Abbiamo voluto a tutti i costi questa inaugurazione – ha spiegato il presidente di RavennAntica Giuseppe Sassatelli – per dare un segnale del lavoro fatto in questi mesi e di speranza per il futuro».

Tamo Dante si articola in due distinti momenti. “Dante e la Romagna”, a cura di Laura Pasquini, Giuseppe Sassatelli ed Enrico Cirelli, si propone quasi come una guida di viaggio: i pannelli esposti raccontano di quindici comuni della Romagna, citati da Dante nella Commedia o, in alcuni casi, solo visitati, attraverso le immagini dei loro luoghi storici e in parallelo alle terzine dantesche. Un invito al viaggio, sulle tracce di Dante Alighieri e della Divina commedia, in terra di Romagna. «Dante dà della Romagna confini culturali molto precisi – ha sottolineato Sassatelli – La mostra si sviluppa sul doppio binario dei monumenti e dei paesaggi che Dante ha potuto osservare».

Nel chiostro della ex chiesa di San Nicolò, che ospita il museo Tamo, è allestito il secondo elemento del progetto: “L’alto passo…andar per pace”, personale del ceramista e scultore Enzo Babini dedicata alla Divina commedia, a cura di Sassatelli e Fabrizio Corbara. La mostra, come ha ricordato lo stesso Sassatelli, conclude la creazione di una sorta di “distretto dantesco”, anche attraverso la sezione di mosaici contemporanei conservati nel primo chiostro di Tamo, che illustrano la Divina commedia.

La formelle in terracotta di Enzo Babini illustrano i cento canti della Commedia e saranno esposte nel secondo chiostro di Tamo in tre gruppi, una cantica alla volta, ciascuna per tre mesi. Un lavoro di cinque anni, fra studio, ricerca e realizzazione. Immagini scavate nel gesso e poi riportate sulla terracotta, lavorando in negativo e cercando nella materia, sempre la stessa, la modalità per esprimere sensazioni e sentimenti profondamente diversi. «Ho tradotto in materia i dialoghi di Dante con Virgilio e con Beatrice – spiega Babini – Ho immaginato un viaggio da ciò che i personaggi dicevano. La difficoltà stava nel trasmettere le sensazioni delle tre cantiche con il solo colore della terracotta, così ho giocato con la materia, da scultore». In assenza di colore, l’espressività dell’opera è lasciata per intero alla materia, alla profondità della figura. «Il rilievo è molto materico – continua Babini – ed evidenzia il chiaroscuro in modo da mettere in risalto la drammaticità dell’inferno».

Entrambe le mostre saranno visitabili dal 16 aprile al 6 gennaio 2022, con ingresso incluso nel biglietto di accesso al museo.

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