Visite in 2 minuti e malattie fantasma per certificati anti rimpatrio. Ma i medici di Ravenna sapevano dei reati

Visite durate 2 minuti senza nemmeno togliersi il cappotto. Patologie fantasma. Risposte suggerite dai medici ai pazienti accompagnati dalla Questura, per dichiararli alla fine inidonei ai centri di detenzione per l’espulsione. Eppure era nell’aria tra i corridoi del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna che alcuni degli stranieri irregolari rimasti in città perché certificati come non idonei ai Centri di permanenza per il rimpatrio avessero commesso nuovi reati una volta tornati liberi. Nonostante ciò, il boicottaggio del sistema della detenzione amministrativa sarebbe diventato sistemico.

Dagli iniziali contatti con la Società italiana medicina delle migrazioni fin dall’aprile del 2024, quando una delle indagate tenta di coinvolgere colleghi di altri reparti scrivendo “noi stiamo aderendo alla campagna no ai Cpr”, gli 8 infettivologi sotto inchiesta avrebbero messo a punto negli ultimi mesi una vera e propria “strategia”. Questa l’ipotesi della Procura, che ha chiesto la sospensione di un anno per tutti, accusandoli di concorso in falso ideologico in continuazione e interruzione di pubblico servizio.

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