Truffa sul superbonus, raggirate due famiglie ravennati e una imolese

Ravenna
  • 13 agosto 2025

Avevano creduto nella possibilità di ristrutturare casa sfruttando i bonus edilizi, ma si sono ritrovati con cantieri mai aperti o lasciati a metà, acconti versati per decine di migliaia di euro e abitazioni in condizioni peggiori di prima. Tra le tredici famiglie truffate, ci sono anche diversi nuclei di Ravenna e Imola, al centro di un’indagine della Procura di Ferrara che vede quattro persone accusate di aver messo in piedi un sistema fraudolento legato al Superbonus 110% e all’Ecobonus. A Imola, una coppia ha versato oltre 90mila euro a due società che avrebbero dovuto occuparsi dei lavori. A Ravenna, una donna ha sborsato la stessa cifra, mentre un condominio ha pagato quasi 27mila euro per una ristrutturazione mai partita. Sempre in città, un’altra coppia ha consegnato 30.500 euro per interventi mai realizzati. In tutti i casi, oltre alla perdita economica, è arrivata anche la beffa di aver perso il diritto a usufruire delle agevolazioni fiscali, con case lasciate in disordine o parzialmente demolite.

Secondo gli inquirenti, i quattro indagati – tre uomini e una donna – avrebbero agito attraverso due società: una che si presentava come braccio operativo per i lavori e un’altra come general contractor per i bonus. Nessuna delle due, sostengono gli investigatori, aveva le competenze e la struttura necessarie per portare a termine gli interventi. Le somme versate dai clienti sarebbero state in parte utilizzate per spese personali, ben lontane dagli scopi dichiarati.

L’inchiesta, avviata grazie alle numerose denunce arrivate non solo dal Ferrarese, ma anche da Ravenna e Imola, si è conclusa a fine luglio con la chiusura delle indagini. Il lavoro della Guardia di Finanza ha portato alla raccolta di migliaia di pagine di atti e documenti che ricostruiscono il meccanismo della presunta truffa: promesse allettanti, preventivi dettagliati, richieste di acconti consistenti e, nella migliore delle ipotesi, cantieri fermi alle prime demolizioni.

Complessivamente, le tredici famiglie coinvolte hanno versato oltre 580mila euro tra il 2022 e il 2023. Nessuna di loro ha ottenuto il rimborso promesso dal Superbonus. Per molte, la perdita economica si è sommata a debiti e disagi personali, con pesanti ricadute psicologiche.

Ora, con la notifica dell’atto di chiusura delle indagini, le vittime attendono lo sviluppo dell’azione penale. I loro legali si dicono pronti a portare in aula la voce di chi, fidandosi di promesse “chiavi in mano”, si è ritrovato con un pugno di mosche e una casa da ricostruire da zero.

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