In occasione del 45esimo anniversario dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il podcast Lampi – 2 Agosto 1980 pubblica da domani su tutte le piattaforme di streaming un contenuto extra dedicato alla famiglia Marino, presente nell’Associazione fin dalle sue origini. A parlare in particolare è Pina Marino, che abita a Ravenna, e la cui famiglia fu colpita in modo devastante dalla strage del 2 agosto 1980: nell’attentato morirono infatti i suoi tre fratelli, Domenica detta Mimma, 26 anni, Luca, 24 anni, e Angela, 23 anni, insieme ad Antonella Ceci, 19 anni, fidanzata di Luca.
Il 1° giugno 2026 segna i 45 anni di attività dell’Associazione, nata nel 1981, a meno di un anno dall’attentato del 2 agosto 1980, la più grave strage di civili della storia repubblicana italiana, costata la vita a 85 persone e con oltre 200 feriti. Fin dall’inizio, i familiari hanno scelto di organizzarsi in una realtà civile autonoma per chiedere verità e giustizia, contrastare rimozioni e distorsioni della memoria e opporsi ai depistaggi che per decenni hanno ostacolato l’accertamento delle responsabilità. Con questo episodio speciale, Lampi – 2 Agosto 1980, il podcast scritto e narrato da Sara Poledrelli e prodotto da Piombo Podcast, torna su una delle storie familiari più dolorose e simboliche della strage.
La vicenda ricostruita nell’intervista restituisce la dimensione concreta e quotidiana della tragedia. Quel 2 agosto Luca e Antonella partirono da Ravenna in auto per raggiungere alla stazione di Bologna Mimma e Angela, arrivate per trascorrere alcuni giorni in Romagna prima di rientrare tutti insieme in Sicilia; furono travolti dall’esplosione insieme alle due sorelle. Attraverso il racconto familiare emergono lo smarrimento delle ore successive, la ricerca disperata tra ospedali, obitori e liste comunali, il riconoscimento dei corpi e il lungo dolore che avrebbe segnato per sempre la vita dei sopravvissuti.
La famiglia Marino rappresenta anche una delle presenze storiche dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage: proprio grazie alla tenacia dei familiari e al loro lavoro incessante, negli anni sono stati smascherati rallentamenti e depistaggi. Qualche anno fa al Corriere Romagna Pina Marino ricordava così la strage: «Luca lavorava in Cmc, ma quel giorno la draga si era rotta e a lavoro non poteva andare - prosegue Pina -. Ogni anno, a prendere Mimma e Angela che venivano a trovarci da Altofonte, il paesino vicino Palermo di cui siamo originari, andavamo io e mio marito Archimede, coi bambini». Ma Luca è libero da lavoro e così si offre di andare: «Eravamo in casa, assieme. Era il mio fratellino e me l’ero portata sù a Ravenna quando aveva 16 anni. C’era anche Antonella quel giorno con noi, stavano assieme da due anni. E disse che voleva accompagnarlo». Il giovane, premuroso, le chiede di informare Anna, la futura suocera: «Antonella era la sua unica figlia. Anna chiese loro di andare in treno: nel primo affollato sabato di agosto lo giudicava più sicuro». E normalmente è così, ma non in quel terribile 2 agosto 1980. Antonella e Leo Luca arrivano a Bologna, si incontrano con Mimma e Angela. Chiamano a casa, a Altofonte. Aspettano la coincidenza, per tornare a Ravenna. Poi il dramma.