“Ci sono norme oggettivamente da cambiare, perché oggi risultano eccessivamente garantiste per chi ha sfilze di procedimenti penali e non lo sono affatto per chi lavora sui treni, per chi subisce questi problemi ogni giorno sulla propria pelle”. Così Michele De Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, oggi a Radio Cusano Campus. Secondo il governatore Pd “in campagna elettorale si è semplificato troppo: si parlava di 60.000 espulsioni all’anno. Oggi, pur avendole aumentate da 4.000 a 6.000, restiamo su numeri molto piccoli. Non per cattiva volontà, ma perché il problema è oggettivamente difficile e non riguarda solo l’Italia”. Ma per De Pascale “quando il problema è grande bisogna fissare bene le priorità. Politiche generaliste, decreti che mettono insieme manifestazioni, rave party e immigrazione, non producono risultati sui fenomeni di violenza e criminalità di cui stiamo parlando. Pensare di rimpatriare 60 o 70.000 persone a cui viene negato il permesso di soggiorno è irrealistico. Tutte le energie vanno concentrate su chi è socialmente pericoloso: quella è la priorità”. Il numero uno dell’Emilia-Romagna chiede insomma collaborazione per cambiare le regole del gioco: “Se le norme sono sbagliate, vanno cambiate e devono essere una priorità bipartisan. I giudici applicano le leggi: prendersela con chi applica una norma sbagliata non serve, quando è la norma stessa ad avere quella finalità”.
Sicurezza in Emilia-Romagna, De Pascale: “Certe norme troppo garantiste, ma l’esercito in strada è segno di fallimento”
“L’esercito in strada è segno di fallimento”
“Servono sicuramente una maggiore presenza e più strumenti per le Forze dell’ordine” - continua De Pascale - ma se guardiamo i numeri, senza interventi straordinari rischiamo nei prossimi anni di avere l’effetto opposto, a causa dei tantissimi pensionamenti e dell’enorme difficoltà a sostituire il personale”, argomenta il governatore.
Che sottolinea, a proposito della conferma di Strade sicure: “Siamo tutti molto riconoscenti agli uomini e alle donne dell’Esercito impegnati nelle operazioni ‘Strade Sicure’, ma questo è anche un pezzo del fallimento della Repubblica. Il mestiere dell’Esercito non dovrebbe essere presidiare le strade e i militari non sono formati per la sicurezza urbana”. È “molto più appropriato- prosegue il dem- che il presidio del territorio sia affidato all’arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato. Se oggi si ricorre ai militari è perché mancano gli uomini, non perché sia il modello giusto”. Secondo De Pascale, infatti, “servono competenze diverse: identificare persone moleste, lavorare sulla prevenzione, gestire le attività amministrative di polizia”. E conclude: “Il tema che esaspera di più i cittadini è rendere esigibili le espulsioni di persone con lunghissime liste di precedenti penali. Davanti a certi casi, è evidente che le forze dell’ordine non possono essere ovunque e sempre”.