Ha chiesto di essere ammesso alla messa alla prova il macchinista del Frecciarossa 8828 Lecce-Venezia, unico imputato per l’incidente ferroviario avvenuto il 10 dicembre 2023 lungo la tratta tra Forlì e Faenza, quando il treno ad alta velocità fermo su un tratto di binari in salita tra Forlì e Faenza andò in retromarcia andando a urtare la motrice del regionale TRock in sosta al segnale di stop. Il conducente, 45enne originario di Venezia, è chiamato a rispondere del reato di disastro ferroviario colposo. La richiesta di messa alla prova gli consentirà - una volta andata a buon fine con lo svolgimento per esempio di servizi di pubblica utilità - di estinguere il reato evitando il dibattimento.
Ieri, nel corso dell’udienza predibattimentale, il giudice Cosimo Pedullà ha rinviato l’udienza a giugno per valutare anche i risarcimenti offerti alle parti offese. Sei passeggeri sui circa 460 che viaggiavano a bordo dei due convogli che riportarono lesioni. Di questi, tre sono stati individuati quali parti offese. La più grave, una signora alla quale furono diagnosticati 30 giorni di prognosi, ha ritirato la querela dopo il risarcimento versato da Trenitalia. Le due restanti invece verranno contattate - come chiesto dal sostituto procuratore Silvia Ziniti - per verificare che siano state a loro volta risarcite dalla compagnia ferroviaria.
Unica parte civile costituita è la stessa Trenitalia. Dopo l’incidente, eseguita una propria indagine interna, ha deciso di licenziare il macchinista. Ieri, rappresentata dall’avvocato Mario Alessandro Bazzani del Foro di Bologna, ha fatto istanza affinché l’ex dipendente offra a sua volta un risarcimento, seppure di importo inferiore rispetto ai danni riportati dai vagoni, dalla motrice di coda del Frecciarossa e da quella del TRock, quantificati in svariate centinaia di migliaia di euro. Richieste che l’imputato, assistito dall’avvocato Damiano Danesin si è impegnato a ad assecondare.
Per comprendere le cause dell’incidente, avvenuto a una velocità di circa 8 km/h, il pm aveva disposto il sequestro dei treni e dei rispettivi libri di bordo, oltre a due smartphone e un tablet in uso al macchinista. La consulenza informatica e la verifica sul sistema frenante del Frecciarossa evidenziarono procedure tecniche che avrebbero coinvolto direttamente l’azione del macchinista, portando alla conclusione delle indagini con la richiesta di rinvio a giudizio.