La scadenza del 30 giugno 2026 ha segnato il traguardo ufficiale per la chiusura e la rendicontazione dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’Italia ha messo a terra 113,5 miliardi di euro, centrando il 63,7% degli obiettivi e incassando quasi l’80% delle risorse totali. A fine marzo risultava concluso il 60,7% dei cantieri, mentre il 37,2% – equivalente a ben 135,3 miliardi di euro impegnati – è tuttora in corso. Una mole enorme di investimenti che ha trasformato le città, sostenendo il comparto edile e la cooperazione, ma che ora apre un grande interrogativo: cosa succederà dopo?
Dal governo nazionale non arrivano segnali chiari sulle risorse future per proseguire questo percorso di rinnovamento. Il “Libro bianco” presentato di recente al Cnel offre solo una fotografia dell’esistente, sottovalutando peraltro le tensioni geopolitiche che continuano a far impennare i costi di materie prime ed energia. Legacoop Romagna lancia l’allarme: il territorio attende da decenni interventi strutturali su strade e ferrovie, ed è fondamentale che l’Europa continui a sostenere gli investimenti pubblici. Per questo l’associazione chiede continuità sul credito d’imposta per la logistica e i trasporti, oltre a riforme urgenti su fisco, scuola e salari. Proprio sul fronte stipendi si registrano note positive, con rinnovi contrattuali a tre cifre dal 2020 a oggi in settori chiave come edilizia e ristorazione.
Le sfide per il mondo cooperativo romagnolo restano tuttavia complesse. La prima emergenza è la mancanza di personale: una cooperativa su due non trova lavoratori, con picchi del 50% proprio nell’edilizia. Per sbloccare la situazione servono politiche migratorie lungimiranti, tutele sull’abitare e flessibilità, mentre uno spiraglio positivo arriva dalle nuove linee guida del Mit per la revisione dei prezzi nei contratti di servizi. Nel frattempo, le imprese del territorio scommettono sull’innovazione: oltre un terzo delle associate a Legacoop ha già investito nell’intelligenza artificiale per ottimizzare la produzione, e si fa largo la necessità di accelerare sulle comunità energetiche per abbattere i costi di filiera. Conclusa la stagione del Pnrr, la priorità è ora evitare che la fine dei fondi si trasformi in una nuova paralisi industriale.