Un apprezzamento di troppo, qualche bevuta di troppo e fiumi di testosterone: gli ingredienti per trasformare Milano Marittima in un ring per una notte di scazzottate a più riprese. Tre round almeno, alcuni dei quali pure filmati dalle telecamere, che hanno fornito alla polizia di Stato chiari spunti per far arrivare alla Procura i nomi di una decina di ragazzi, tutti denunciati per rissa. Ieri, per otto di questi si è aperto il processo davanti al giudice Tommaso Paone. Sentiti come testi dell’accusa, rappresentata dal vice procuratore onorario Annalisa Folli, gli agenti che intervennero l’11 luglio 2020, l’estate del primo anno di pandemia.
Quella notte due fazioni di giovani, tutti tra i 19 e i 21 anni, residenti tra Cesena e Forlimpopoli, se le diedero per una buona mezzora; raffiche di calci e pugni in più zone della città, in particolare tra viale Bologna e viale Romagna. Qualcuno cadde a terra, qualcun altro volò contro il muricciolo che delimitava il percorso, sfiorandolo con la testa. Questione di millimetri e sarebbe potuta finire nel dramma. Poi il fuggi fuggi generale all’arrivo della polizia, chiamata da un vigilante che invano provò a fermare la furia dei partecipanti al fight club. Anche lui è stato ascoltato ieri in aula.
Immagini nitide, quelle recuperate dalla squadra Mobile, che avevano permesso di indagare fra i partecipanti anche un 17enne. Ulteriori conferme erano arrivate dai referti del pronto soccorso, dove almeno quattro ragazzi si erano recati; uno con il setto nasale rotto e una prognosi di 20 giorni, un altro con una spalla lussata e tre giorni per rimettersi in sesto. Fin dai primi accertamenti era emerso che il probabile motivo scatenante potesse essere stato un apprezzamento mal gradito da una delle due fazioni. Così, attorno alle 2.30 era scoppiato il finimondo in quella sorta di corridoio illuminato e super videosorvegliato. Le Volanti della polizia erano arrivate poco dopo la segnalazione, attorno alle 3, e avevano raccolto le prime testimonianze. Qualcuno degli gli stessi giovani “boxeur” si era recato a sporgere denuncia, ammettendo candidamente di essere entrato a sua volta nel “ring”.