Ravenna. Volontariato fantasma per estinguere il reato

Dovevano sostituire la detenzione con lavori di pubblica utilità, prendendosi cura degli animali. Completato il percorso, il reato si sarebbe estinto. In realtà, dopo pochi giorni, molti avrebbero smesso di presentarsi. Eppure, almeno formalmente, il programma risultava portato a termine e il procedimento si concludeva con esito positivo. Nell’ultimo anno, decine di persone denunciate per reati come guida in stato di ebbrezza, spaccio, furto o oltraggio a pubblico ufficiale, avrebbero scontato solo sulla carta le ore di servizio disposte dal giudice, sapendo di poter contare sulla complicità dei responsabili di una nota associazione animalista convenzionata con il tribunale di Ravenna e concessionaria di un’area comunale destinata al ricovero di animali abbandonati o soccorsi. Ora sono tutti indagati per falso ideologico e indotto, oltre che per corruzione. Sono almeno 16 le persone iscritte nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Angela Scorza, compresi il presidente e il consigliere dell’associazione zoofila ravennate, assistiti dagli avvocati Filippo Bianchini ed Enrico Ferri. Ma fatta la somma, tutte le presunte posizioni fasulle redatte a partire da maggio del 2025 superano la quarantina.

La volontaria “infiltrata”

A dare il via all’inchiesta sarebbe stata la segnalazione di una signora, preoccupata in verità per le condizioni degli animali accolti nel centro. Si sarebbe proposta come volontaria, iniziando a riferire alla polizia locale quanto accadeva all’interno. Un aspetto dei suoi report ha insospettito gli inquirenti: e cioè il fatto che a lavorare non ci fosse quasi mai nessuno.

Le indagini hanno così preso il via con appostamenti e acquisizioni di immagini, arrivando anche a una perquisizione che ha portato al sequestro dei registri con le firme delle ore delle cosiddette messe alla prova, dei dispositivi informatici e delle chat (materiale affidato alla squadra Mobile e per il quale i difensori degli indagati hanno presentato istanza di dissequestro).

Un dipendente trovato morto

Il giorno del sopralluogo è stato sentito anche un dipendente dell’associazione. Dalle sue dichiarazioni sarebbero emerse le prime conferme di quanto finora ricostruito dall’accusa. Forse provato dallo stress dettato dalla situazione, l’uomo, 63 anni, ha accusato un malore mercoledì scorso, in seguito al quale è deceduto proprio mentre si trovava al lavoro.

Il movente

La Procura indaga anche sui conti. Da qui l’ipotesi della corruzione, qualora dietro l’intero sistema delle ore fittizie ci siano state anche dazioni di denaro.

Il meccanismo riguarda l’iter burocratico della messa alla prova e dei servizi di pubblica utilità. Le ore devono essere firmate dai responsabili del centro convenzionato, il quale deve inviare una relazione ai funzionari del Uepe (l’ufficio di esecuzione penale deputato alle misure alternative alla detenzione) che a loro volta trasmettono al tribunale l’esito del percorso. L’induzione in falso riguarderebbe proprio quest’ultimo passaggio, che si sospetta sia stato viziato da fogli di presenza artefatti. In pratica - ipotizzano gli inquirenti - a Ravenna decine di persone avrebbero chiuso i conti con la giustizia, trasformando però la cura degli animali in una mera facciata rimasta sui registri.

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