Una struttura nata per il turismo che oggi sopravvive grazie agli operai del porto, con impianti obsoleti, costi da albergo e appartamenti che i proprietari possono utilizzare solo per un mese all’anno. È questo il quadro critico in cui si trova il Residence Villa Marina, ex colonia di Marina di Ravenna, dove incombe il rischio concreto di una chiusura qualora si verificassero guasti strutturali non più rinviabili.
Al centro della questione c’è la destinazione d’uso in Residenza turistico-alberghiera (Rta), che vincola i 133 proprietari (per un totale di 150 appartamenti) a mettere gli alloggi sul mercato per undici mesi all’anno, senza però garantire entrate sufficienti a coprire i costi di gestione e manutenzione.
A fare il punto è Achille Sintoni Lamma, presidente di Colonia Srl, la società che gestisce Villa Marina, intervenuto venerdì all’incontro tra operatori turistici e amministrazione comunale. «Qui ci sono 150 appartamenti con costi di conduzione da albergo a tre stelle – spiega –. Siamo aperti 14 ore al giorno e lavorano in 11 persone: io come direttore, cinque addetti alla reception, quattro alle pulizie e un manutentore. I problemi principali sono due: i turisti non vengono più come una volta a Marina di Ravenna e la struttura ha 26 anni, quindi necessita di interventi importanti».
Nodi urgenti
Il nodo più urgente riguarda l’impianto di condizionamento e riscaldamento: «Va completamente rifatto. Parliamo di circa tre chilometri di tubazioni in ferro, ormai vecchie e marce. Il costo è di 600mila euro e dovrebbe essere sostenuto dai proprietari, che però usufruiscono degli appartamenti solo per un mese all’anno. Se oggi si rompe un tubo, cosa possibile in qualsiasi momento, sono costretto a chiudere. È una spada di Damocle».
Nel frattempo, il modello economico non regge. D’inverno gli appartamenti sono affittati quasi esclusivamente a operai del settore portuale, mentre in estate i turisti sono aumentati numericamente ma dimezzano i giorni di permanenza. «Anche in alta stagione – sottolinea Sintoni – almeno 60 alloggi sono occupati da operai. Questo non fa bene al turismo di Marina, considerando che la struttura è nata proprio per quello. Andando avanti così siamo in una situazione di pura sopravvivenza».
La richiesta al Comune
Da qui la richiesta al Comune di modificare la destinazione d’uso, sfruttando la normativa regionale che dal 17 dicembre 2025 consente alle amministrazioni di inserire la “locazione breve” tra le categorie turistico-ricettive. «Chiediamo due cose: la rimozione del vincolo alberghiero, che sollecitiamo da due anni senza risposta, e la possibilità di trasformare la Rta in appartamenti per affitti brevi. Questo permetterebbe ai proprietari di utilizzare di più i loro alloggi, soprattutto in estate, cambiando completamente il quadro». Il valore degli immobili, intanto, è crollato: «A gennaio un appartamento di 40 metri quadri con due posti auto è andato all’asta ed è rimasto invenduto. Fino al 2018 lo stesso tipo di alloggio valeva almeno 100mila euro».
Infine, il capitolo ristorante: «Oggi è diventato di fatto una mensa per operai, con pasti convenzionati a 15 euro. La gestione è affidata a Franco Gardini di Alchimia, che in estate garantisce anche il servizio spiaggia al bagno Oasi. Il locale è aperto a tutti, ma non ha visibilità. Con il ritorno dei turisti potrebbe tornare a essere un vero ristorante». La conclusione è un avvertimento: «Oggi ci salvano gli operai, ma non sarà per sempre. Senza interventi si rischia di ritrovarsi con una struttura vuota e di tornare al degrado».