Ravenna, vetrine spente, serrande abbassate: la “crisi” di via Mazzini e via Diaz - Gallery

Ravenna

Un centro storico sempre più fragile, dove le vetrine spente si avvicinano sempre di più a quelle accese. È l’immagine che emerge passeggiando per le vie dello shopping, dove negli ultimi anni si è assistito a un progressivo svuotamento delle attività commerciali. I cartelli “affittasi” e “vendesi” sono diventati parte dell’arredo urbano, talvolta affiancati da scritte ormai sbiadite che invitano a “scegliere i negozi della tua città”. Un appello che, a giudicare dai numeri e dalla realtà quotidiana, sembra rimasto inascoltato. Le situazioni più critiche si registrano in via Mazzini e nella galleria di via Diaz, simboli di una crisi che attraversa tutto il cuore cittadino.

Via Mazzini è oggi probabilmente la strada più desolata del centro storico. Negli ultimi due anni hanno chiuso alcune attività simbolo: lo storico “Illumina d’una volta...”, dopo settant’anni di storia, il “Gianola Shop”, che aveva scelto questa via nel 2018, e più di recente “Olivia in Wonderland”, negozio di qualità dedicato ai bambini. Resistono poche realtà storiche, come la Libreria antiquaria Tonini e soprattutto Testardi, attiva dal secondo dopoguerra. Il resto racconta un cambio di volto: dove c’era un bar ora c’è un centro estetico, aumentano parrucchieri e sartorie, mentre numerose vetrine restano chiuse, segno di una sofferenza ormai strutturale.

Scenario diverso in via Ricci, che appare ancora vitale. Qui resistono attività storiche sotto il portico – da Cortoni a Bagnoli, da Bandini a Guerra – affiancate da due librerie, la Modernissima e il Mondadori Bookstore. Anche se qualche avvicendamento c’è stato, la strada mantiene una buona tenuta commerciale.

Più complessa la situazione tra di via Cairoli, dove pesa l’assenza della storica “Alla Beneficenza”, trasferita nel complesso di Santa Teresa, e alcune vetrine vuote. Le attività di abbigliamento tengono, ma la presenza crescente di ristorazione e gastronomia segnala una trasformazione profonda. In via 4 Novembre resistono marchi noti e negozi per la cura della persona, ma anche qui non mancano locali sfitti, come l’ex gastronomia Stella o l’ex Tim.

Via Cavour soffre ma “tiene”. I grandi brand (da Zara a Tiger, passando per Calzedonia e Tezenis) continuano a presidiare la strada, insieme a negozi storici e realtà consolidate (Vianello, Scooter, Black, Maaria Cristina). Tuttavia aumentano le vetrine chiuse e i locali in affitto o vendita, mentre alcune attività annunciano la chiusura definitiva, segno di un equilibrio sempre più precario. Un simbolo è quello della ex gioielleria Gambi, dove adesso c’è “Moda Asia”.

Via Matteotti è invece nel pieno di una fase di trasformazione, segnata dalla chiusura delle attività della famiglia Perdinzani. Accanto ai saldi e alle ultime vetrine storiche, si affacciano nuove aperture come la gioielleria Errani, che inaugura proprio oggi, che si trasferisce di qualche decina metri, mantenendosi al fianco di altre attività del settore come Sì Anelli, Cimatti, Gerbella e lo storico Lugaresi.

Come via Mazzini, anche via Diaz vive una crisi evidente, soprattutto nella storica galleria commerciale, oggi quasi completamente vuota. Sulle vie esterne resistono marchi nazionali (Ovs, Feltrinelli, Douglas, Coin, Benetton) e negozi locali (Gaudenzi e BettaStore), ma all’interno della galleria il colpo d’occhio è desolante. Qui un tempo c’erano negozi storici e punti di riferimento per intere generazioni, come la libreria Longo, trasferita di recente in piazzetta Ariani, il negozio di giocattoli Giò Car, o la rivendita dei capi di abbigliamento della famiglia Gismondi. Oggi resta il rischio concreto di degrado, se non si individuerà una nuova destinazione d’uso.

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