Ravenna, “Valori contemporanei”: Legacoop celebra 140 anni di storia

Ravenna
  • 20 febbraio 2026

La forza di un passato, 140 anni di storia, e quei “Valori contemporanei” che rappresentano anche il titolo dell’evento odierno al teatro Rasi di Ravenna. E lo sguardo al futuro, con una nuova edizione della Biennale dell’economia cooperativa, in programma a Milano a ottobre. Un doppio appuntamento che si inserisce in una fase di profonde trasformazioni economiche, sociali e ambientali e che chiama la cooperazione a ridefinire il proprio ruolo nello sviluppo del Paese. Ne parliamo con Simone Gamberini, presidente di Legacoop Nazionale, per approfondire le sfide e le prospettive della cooperazione: dal rapporto con le nuove generazioni alle grandi transizioni in atto, dal valore dei territori al bilancio di un mandato segnato da innovazione, sostenibilità e rilancio del ruolo pubblico del movimento cooperativo.

Quest’anno è in programma a Milano la Biennale dell’economia cooperativa, organizzata da Legacoop, che celebra anche il suo 140° anno. L’appuntamento rappresenta un importante momento di confronto nazionale e internazionale. Che messaggio vuole portare Legacoop a Milano e che ruolo può avere l’economia cooperativa nel ridisegnare i modelli di sviluppo del Paese?

«La Biennale dell’economia cooperativa che si terrà a Milano rappresenta per Legacoop un appuntamento di grande valore politico, culturale ed economico. Cade in un anno simbolico, quello del nostro 140° anniversario: per noi non solo una ricorrenza celebrativa, ma anche un’occasione per riflettere sul futuro. A Milano ribadiremo che l’economia cooperativa è un modello capace di rispondere alle fragilità e alle contraddizioni dello sviluppo attuale. In un contesto segnato da forti disuguaglianze, crisi ambientali, tensioni sociali e incertezze geopolitiche, la cooperazione dimostra che è possibile coniugare crescita sostenibile, qualità del lavoro e partecipazione democratica. La Biennale sarà un’opportunità di confronto sulle nostre proposte, frutto di un percorso condiviso sviluppato insieme con le nostre articolazioni di settore e territoriali, per dimostrare che la cooperazione, soggetto protagonista dell’economia sociale, è una componente strutturale di un nuovo modello di sviluppo per il Paese, un modello di impresa centrato sulle persone che è in grado di costruire risposte efficaci ai nuovi bisogni nel segno dell’inclusione e della responsabilità condivisa».

Uno dei nodi centrali per il futuro del movimento cooperativo è il coinvolgimento dei giovani. Quali strumenti e linguaggi devono cambiare per rendere la cooperazione attrattiva per le nuove generazioni, senza snaturarne l’identità?

«Il rapporto con le nuove generazioni è una delle sfide decisive per il futuro della cooperazione. Non si tratta semplicemente di rendere il modello cooperativo più “attrattivo”, ma di riconoscere ai giovani un ruolo da protagonisti. Dobbiamo cambiare linguaggi, rendendoli più diretti e comprensibili: un obiettivo per il quale abbiamo costituito una task force che coinvolge i comunicatori di settori, territori e cooperative. E dobbiamo anche rafforzare i nostri strumenti, puntando su formazione, innovazione e aggiornamento dei modelli di governance per renderli ancora più in grado di assicurare una partecipazione reale. È fondamentale rafforzare la presenza della cooperazione nei percorsi educativi, dalle scuole alle università, e creare occasioni concrete in cui i giovani possano assumere responsabilità e contribuire alle scelte strategiche. Le nuove generazioni cercano lavoro dignitoso, impatto sociale, attenzione all’ambiente e senso di appartenenza: la cooperazione può rispondere a queste aspettative, a patto di sapersi rinnovare senza perdere la propria identità».

Tra transizione ecologica, innovazione tecnologica e nuove disuguaglianze sociali, quale pensa debba essere il posizionamento della cooperazione nei prossimi anni? E quali scelte vanno fatte subito per non perdere questa sfida?

«La cooperazione è chiamata a giocare un ruolo centrale nelle grandi transizioni che attraversano il nostro tempo. La transizione ecologica richiede modelli produttivi sostenibili e inclusivi; la transizione digitale pone interrogativi profondi sull’organizzazione del lavoro e sulla distribuzione del valore prodotto; le nuove disuguaglianze sociali mettono in discussione la coesione delle comunità. In questo scenario, la cooperazione può essere un fattore di stabilità e di innovazione responsabile e sostenibile. Per farlo, però, servono scelte immediate: investire sulle competenze, rafforzare la dimensione imprenditoriale delle cooperative, favorire la diffusione di processi di digitalizzazione inclusivi e la collaborazione tra imprese cooperative in una dimensione di filiera. Una sfida da affrontare con visione strategica e capacità di cambiamento».

Oggi prenderà parte all’assemblea annuale di Legacoop Romagna dal titolo “Valori contemporanei”. Quali sono i valori storici della cooperazione che ritiene più urgenti da reinterpretare alla luce delle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche in corso?

«I valori storici della cooperazione restano il nostro punto di riferimento, ferma restando la necessità di una reinterpretazione e di un aggiornamento costanti. Mutualità oggi significa saper rispondere a bisogni sempre più complessi e differenziati, dalla cura delle persone fragili all’abitare, dall’esigenza crescente di multidisciplinarità nelle professioni intellettuali all’organizzazione del protagonismo dei cittadini nella rivitalizzazione e valorizzazione delle aree interne e di contesti urbani degradati e nella produzione condivisa di energia da fonti rinnovabili, fino alle nuove forme di welfare di comunità. Partecipazione vuol dire rafforzare la democrazia economica anche in contesti organizzativi più grandi e complessi, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Solidarietà significa tenere insieme competitività e inclusione, senza lasciare indietro nessuno. I valori cooperativi non sono principi astratti, ma strumenti concreti per affrontare le trasformazioni in corso. E, non dimentichiamolo, stanno alla base del riconoscimento della funzione sociale della cooperazione sancito in modo esplicito dall’art. 45 della nostra Costituzione».

La Romagna e la cooperazione hanno un legame storico molto forte. In che modo esperienze territoriali come quella romagnola continuano a influenzare la strategia e l’identità di Legacoop a livello nazionale?

«La Romagna rappresenta una delle esperienze più significative della cooperazione italiana. Qui il modello cooperativo, sin dall’azione di promozione portata avanti da figure come quella di Nullo Baldini, si è sviluppato in modo profondo, intrecciandosi con la storia sociale ed economica del territorio. Questo legame trova conferma e spazio nell’identità e nella strategia di Legacoop a livello nazionale. Le esperienze romagnole dimostrano che la forza della cooperazione sta nella capacità di tenere insieme radicamento territoriale, spirito comunitario e capacità imprenditoriale».

A tre quarti del suo primo mandato alla guida di Legacoop Nazionale, guardando al percorso fatto finora quali risultati considera più significativi e quali sono i prossimi obiettivi?

«In questi anni abbiamo lavorato per rilanciare il ruolo pubblico di Legacoop e posizionare la cooperazione come attore centrale nelle politiche di sviluppo. Abbiamo rafforzato la nostra capacità di interlocuzione con le istituzioni, non solo a livello nazionale, ma anche internazionale, attraverso iniziative di confronto come quelle realizzate con parlamentari e commissari europei e, più recentemente, con l’Ocse. Abbiamo avviato percorsi strategici su sostenibilità, innovazione e politiche industriali, con un supporto strategico e finanziario ai processi di digitalizzazione delle cooperative attraverso la Fondazione Pico, e rinnovato l’attività di promozione con l’avvio del progetto Indicoo. Abbiamo aumentato l’impegno nelle relazioni industriali, nell’attività di promozione di cooperative di comunità e di comunità energetiche; rafforzato l’azione di sostegno e di promozione delle cooperative per i rapporti commerciali internazionali, ampliando le relazioni con le agenzie per l’export, stringendo accordi e promuovendo occasioni di sviluppo, ad esempio con la partecipazione ad Expo 2025 Osaka. Tutti risultati che vogliamo consolidare, grazie anche ad un richiamo importante. La Corte Costituzionale, con una recente sentenza, ha riaffermato il valore della funzione sociale della cooperazione sancito dalla Costituzione, sottolineando l’esigenza che le istituzioni riprendano un’azione concreta, che negli ultimi anni è mancata e si è indirizzata ad altre tipologie di impresa, di promozione dell’impresa cooperativa. Rafforzeremo quindi la nostra azione per sollecitare l’impegno delle istituzioni ad assicurare le condizioni per rendere possibile alla cooperazione di crescere e diventare sempre più protagonista di uno sviluppo economico e sociale equo e sostenibile».

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